1000 resultados para Queste Post-Vulgate


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La traduction portugaise de la version post-vulgate française de la Quête du Graal achevée vers la fin du XIIIe siècle et intitulée A Demanda do Santo Graal, offre un prisme intéressant pour saisir, en contexte et à travers les jeux de déplacements et de reconfiguration, l’imaginaire caractéristique du cycle Post-Vulgate, autrement difficilement accessible. La Demanda do Santo Graal permet de mieux comprendre l’imaginaire du roman français et d’accompagner son évolution en dehors de ses frontières linguistiques à une époque où le romancier n’est plus traducteur, mais devient lui-même une figure d’autorité. Ce travail consiste essentiellement à voir comment la Queste Post-Vulgate lue en parallèle avec la traduction/adaptation portugaise permet de comprendre l’évolution du roman vers la fin du Moyen Âge et la notion d’auteur en faisant la distinction entre le translateur, le créateur et le romancier dans le récit médiéval tout en faisant témoin de l’évolution de leur subjectivité littéraire du roman des origines à celui du Moyen Âge tardif.

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Gli istoni sono proteine basiche che possono essere classificate in varie classi: H1, H2A, H2B, H3 e H4. Queste proteine formano l’ottamero proteico attorno al quale si avvolge il DNA per formare il nucleosoma che è l’unità fondamentale della cromatina. A livello delle code N-terminali, gli istoni possono essere soggetti a numerose modifiche posttraduzionali quali acetilazioni, metilazioni, fosforilazioni, ADP-ribosilazioni e ubiquitinazioni. Queste modifiche portano alla formazione di diversi siti di riconoscimento per diversi complessi enzimatici coinvolti in importanti processi come la riparazione e la replicazione del DNA e l’assemblaggio della cromatina. La più importante e la più studiata di queste modifiche è l’acetilazione che avviene a livello dei residui amminici della catena laterale dell’amminoacido lisina. I livelli corretti di acetilazione delle proteine istoniche sono mantenuti dall’attività combinata di due enzimi: istone acetil transferasi (HAT) e istone deacetilasi (HDAC). Gli enzimi appartenenti a questa famiglia possono essere suddivisi in varie classi a seconda delle loro diverse caratteristiche, quali la localizzazione cellulare, la dimensione, l’omologia strutturale e il meccanismo d’azione. Recentemente è stato osservato che livelli aberranti di HDAC sono coinvolti nella carcinogenesi; per questo motivo numerosi gruppi di ricerca sono interessati alla progettazione e alla sintesi di composti che siano in grado di inibire questa classe enzimatica. L’inibizione delle HDAC può infatti provocare arresto della crescita cellulare, apoptosi o morte cellulare. Per questo motivo la ricerca farmaceutica in campo antitumorale è mirata alla sintesi di inibitori selettivi verso le diverse classi di HDAC per sviluppare farmaci meno tossici e per cercare di comprendere con maggiore chiarezza il ruolo biologico di questi enzimi. Il potenziale antitumorale degli inibitori delle HDAC deriva infatti dalla loro capacità di interferire con diversi processi cellulari, generalmente non più controllati nelle cellule neoplastiche. Nella maggior parte dei casi l’attività antitumorale risiede nella capacità di attivare programmi di differenziamento, di inibire la progressione del ciclo cellulare e di indurre apoptosi. Inoltre sembra essere molto importante anche la capacità di attivare la risposta immunitaria e l’inibizione dell’angiogenesi. Gli inibitori delle HDAC possono essere a loro volta classificati in base alla struttura chimica, alla loro origine (naturale o sintetica), e alla loro capacità di inibire selettivamente le HDAC appartenenti a classi diverse. Non è ancora chiaro se la selettività di queste molecole verso una specifica classe di HDAC sia importante per ottenere un effetto antitumorale, ma sicuramente inibitori selettivi possono essere molto utili per investigare e chiarire il ruolo delle HDAC nei processi cellulari che portano all’insorgenza del tumore. Nel primo capitolo di questa tesi quindi è riportata un’introduzione sull’importanza delle proteine istoniche non solo da un punto di vista strutturale ma anche funzionale per il destino cellulare. Nel secondo capitolo è riportato lo stato dell’arte dell’analisi delle proteine istoniche che comprende sia i metodi tradizionali come il microsequenziamento e l’utilizzo di anticorpi, sia metodi più innovativi (RP-LC, HILIC, HPCE) ideati per poter essere accoppiati ad analisi mediante spettrometria di massa. Questa tecnica consente infatti di ottenere importanti e precise informazioni che possono aiutare sia a identificare gli istoni come proteine che a individuare i siti coinvolti nelle modifiche post-traduzionali. Nel capitolo 3 è riportata la prima parte del lavoro sperimentale di questa tesi volto alla caratterizzazione delle proteine istoniche mediante tecniche cromatografiche accoppiate alla spettrometria di massa. Nella prima fase del lavoro è stato messo a punto un nuovo metodo cromatografico HPLC che ha consentito di ottenere una buona separazione, alla linea di base, delle otto classi istoniche (H1-1, H1-2, H2A-1, H2A-2, H2B, H3-1, H3-2 e H4). La separazione HPLC delle proteine istoniche ha permesso di poter eseguire analisi accurate di spettrometria di massa mediante accoppiamento con un analizzatore a trappola ionica tramite la sorgente electrospray (ESI). E’ stato così possibile identificare e quantificare tutte le isoforme istoniche, che differiscono per il tipo e il numero di modifiche post-traduzionali alle quali sono soggette, previa estrazione da colture cellulari di HT29 (cancro del colon). Un’analisi così dettagliata delle isoforme non può essere ottenuta con i metodi immunologici e permette di eseguire un’indagine molto accurata delle modifiche delle proteine istoniche correlandole ai diversi stadi della progressione del ciclo e alla morte cellulare. Il metodo messo a punto è stato convalidato mediante analisi comparative che prevedono la stessa separazione cromatografica ma accoppiata a uno spettrometro di massa avente sorgente ESI e analizzatore Q-TOF, dotato di maggiore sensibilità e risoluzione. Successivamente, per identificare quali sono gli specifici amminoacidi coinvolti nelle diverse modifiche post-traduzionali, l’istone H4 è stato sottoposto a digestione enzimatica e successiva analisi mediante tecniche MALDI-TOF e LC-ESI-MSMS. Queste analisi hanno permesso di identificare le specifiche lisine acetilate della coda N-terminale e la sequenza temporale di acetilazione delle lisine stesse. Nel quarto capitolo sono invece riportati gli studi di inibizione, mirati a caratterizzare le modifiche a carico delle proteine istoniche indotte da inibitori delle HDAC, dotati di diverso profilo di potenza e selettività. Dapprima Il metodo messo a punto per l’analisi delle proteine istoniche è stato applicato all’analisi di istoni estratti da cellule HT29 trattate con due noti inibitori delle HDAC, valproato e butirrato, somministrati alle cellule a dosi diverse, che corrispondono alle dosi con cui sono stati testati in vivo, per convalidare il metodo per studi di inibizione di composti incogniti. Successivamente, lo studio è proseguito con lo scopo di evidenziare effetti legati alla diversa potenza e selettività degli inibitori. Le cellule sono state trattate con due inibitori più potenti, SAHA e MS275, alla stessa concentrazione. In entrambi i casi il metodo messo a punto ha permesso di evidenziare l’aumento dei livelli di acetilazione indotto dal trattamento con gli inibitori; ha inoltre messo in luce differenti livelli di acetilazione. Ad esempio il SAHA, potente inibitore di tutte le classi di HDAC, ha prodotto un’estesa iperacetilazione di tutte le proteine istoniche, mentre MS275 selettivo per la classe I di HDAC, ha prodotto modifiche molto più blande. E’ stato quindi deciso di applicare questo metodo per studiare la dose e la tempo-dipendenza dell’effetto di quattro diversi inibitori delle HDAC (SAHA, MS275, MC1855 e MC1568) sulle modifiche post-traduzionali di istoni estratti da cellule HT29. Questi inibitori differiscono oltre che per la struttura chimica anche per il profilo di selettività nei confronti delle HDAC appartenenti alle diverse classi. Sono stati condotti quindi studi di dose-dipendenza che hanno consentito di ottenere i valori di IC50 (concentrazione capace di ridurre della metà la quantità relativa dell’istone meno acetilato) caratteristici per ogni inibitore nei confronti di tutte le classi istoniche. E’ stata inoltre calcolata la percentuale massima di inibizione per ogni inibitore. Infine sono stati eseguiti studi di tempo-dipendenza. I risultati ottenuti da questi studi hanno permesso di correlare i livelli di acetilazione delle varie classi istoniche con la selettività d’azione e la struttura chimica degli inibitori somministrati alle cellule. In particolare, SAHA e MC1855, inibitori delle HDAC di classi I e II a struttura idrossamica, hanno causato l’iperacetilazione di tutte le proteine istoniche, mentre MC1568 (inibitore selettivo per HDAC di classe II) ha prodotto l’iperacetilazione solo di H4. Inoltre la potenza e la selettività degli inibitori nel provocare un aumento dei livelli di acetilazione a livello delle distinte classi istoniche è stata correlata al destino biologico della cellula, tramite studi di vitalità cellulare. E’ stato osservato che il SAHA e MC1855, inibitori potenti e non selettivi, somministrati alla coltura HT29 a dose 50 μM producono morte cellulare, mentre MS275 alla stessa dose produce accumulo citostatico in G1/G0. MC1568, invece, non produce effetti significatici sul ciclo cellulare. Questo studio ha perciò dimostrato che l’analisi tramite HPLC-ESI-MS delle proteine istoniche permette di caratterizzare finemente la potenza e la selettività di nuovi composti inibitori delle HDAC, prevedendone l’effetto sul ciclo cellulare. In maggiore dettaglio è risultato che l’iperacetilazione di H4 non è in grado di provocare modifiche significative sul ciclo cellulare. Questo metodo, insieme alle analisi MALDI-TOF e LC-ESI-MSMS che permettono di individuare l’ordine di acetilazione delle lisine della coda N-terminale, potrà fornire importanti informazioni sugli inibitori delle HDAC e potrà essere applicato per delineare la potenza, la selettività e il meccanismo di azione di nuovi potenziali inibitori di questa classe enzimatica in colture cellulari tumorali.

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La ricerca prende in esame le produzioni narrative, in particolare quelle dedicate agli adolescenti e ai giovani adulti, nei cui linguaggi e nelle cui trame si insinuano modelli di vita, comportamenti, valori, stereotipie, ecc. Attraverso le fiction dell'ultimo decennio, sono offerte interpretazioni alle costanti e alle variabili che percorrono i diversi prodotti culturali e che sono metafore di caratteristiche e di dinamiche della società post-moderna. Nella ricerca si studiano le trame e i personaggi delle narrazioni e, in parallelo, si individuano le correlazioni con studi pedagogici interessati alle ultime generazioni giovanili. La comparazione ha portato ad un sistema di decifrazione per individuare il giovane dell'era post-moderna tra gli elementi di finzione. Si sono prese in esame le più importanti icone dell'immaginario che, pur attraverso innumerevoli riscritture, continuano ad imporsi come metafore per identificazione, abnegazione, catarsi. Rispetto al passato, molte icone presenti nelle ultime produzioni di fiction subiscono alterazioni leggibili come spie (i.e. Ginzburg). È in queste trasformazioni, spinte fino alla metamorfosi dell'icona, che è possibile rintracciare alcune caratteristiche proprie del mondo giovanile in rapporto con la società contemporanea. L'immaginario può dunque essere lo specchio in cui l'uomo e la società possono riconoscersi, e studiarlo apre possibilità per sviluppare prospettive di interpretazione verso nuovi orizzonti.

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Nel mondo della traduzione non sempre si può guardare esclusivamente alla qualità del testo di arrivo: ci sono scenari traduttivi, come quello oggetto del presente elaborato, in cui è necessario tener conto di altri fattori, in primis i costi per il committente e la produttività del traduttore. Con questo elaborato intendo dimostrare che per lo scenario traduttivo preso in esame, ossia la traduzione per un sito web di una grande quantità di ricette da parte di traduttori diversi, l’ausilio di un programma di traduzione assistita è da preferire, per produttività, coerenza traduttiva e contenimento dei costi, alla traduzione manuale e al post-editing della traduzione automatica. Per tale scopo, ho tradotto una ricetta con ciascuna di queste metodologie di lavoro, così da poterle mettere a confronto e potermi pronunciare, a seguito di un'analisi approfondita, circa il metodo migliore per lo scenario descritto.

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Based on Additional mss. 10292-4 in the British Museum.

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Le recenti restrizioni, che sono state imposte negli ultimi anni, in termini di emissioni hanno dato modo di portare innovazioni tecnologiche nel campo automotive. In particolare, è stata fatta molta strada nel campo dei sistemi di propulsione con lo scopo di ridurre gli inquinanti dovuti ai motori termici tramite l’utilizzo di veicoli ibridi ed elettrici. Oltre a questo, è cresciuta la ricerca anche per tematiche quali: nuove strategie di iniezione, nuovi tipi di combustibile e di motori e analisi più dettagliate dei processi di combustione. Queste innovazioni sono andate di pari passo con uno sviluppo tecnologico riguardante il controllo elettronico presente nel veicolo, il quale permette una maggiore precisione rispetto a quello meccanico. Al fine migliorare l’accuratezza del controllo elettronico è quindi fondamentale l’utilizzo dei segnali provenienti dai sensori, in modo tale da poter individuare e correggere eventuali problemi. Questo progetto ha infatti l’obiettivo di sviluppare strategie per l’analisi e il trattamento di una grande mole di dati, in modo tale da avere un controllo preciso ed automatizzato in modo tale da rendere la procedura meno soggetta ad errori e più veloce. Nello specifico il progetto di tesi è stato incentrato sull’implementazione di nuovi trigger, i quali hanno lo scopo di valutare i segnali in modo tale che non siano presenti problemi per la calibrazione del veicolo. In particolare, sono stati implementati trigger riguardanti il misfire e il controllo dei componenti di un veicolo ibrido, come per esempio il BSG e la batteria a 48V. Il tool fornisce quindi la possibilità di essere sempre aggiornato, ma anche di restituire risultati sempre più precisi potendo aumentare il numero delle funzioni e delle condizioni in essi presenti, con la possibilità, un giorno, di poter realizzare a bordo l’intero processo di calibrazione del motore.

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Protocols for the generation of dendritic cells (DCs) using serum as a supplementation of culture media leads to reactions due to animal proteins and disease transmissions. Several types of serum-free media (SFM), based on good manufacture practices (GMP), have recently been used and seem to be a viable option. The aim of this study was to evaluate the results of the differentiation, maturation, and function of DCs from Acute Myeloid Leukemia patients (AML), generated in SFM and medium supplemented with autologous serum (AS). DCs were analyzed by phenotype characteristics, viability, and functionality. The results showed the possibility of generating viable DCs in all the conditions tested. In patients, the X-VIVO 15 medium was more efficient than the other media tested in the generation of DCs producing IL-12p70 (p=0.05). Moreover, the presence of AS led to a significant increase of IL-10 by DCs as compared with CellGro (p=0.05) and X-Vivo15 (p=0.05) media, both in patients and donors. We concluded that SFM was efficient in the production of DCs for immunotherapy in AML patients. However, the use of AS appears to interfere with the functional capacity of the generated DCs.

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To identify risk factors associated with post-operative temporomandibular joint dysfunction after craniotomy. The study sample included 24 patients, mean age of 37.3 ± 10 years; eligible for surgery for refractory epilepsy, evaluated according to RDC/TMD before and after surgery. The primary predictor was the time after the surgery. The primary outcome variable was maximal mouth opening. Other outcome variables were: disc displacement, bruxism, TMJ sound, TMJ pain, and pain associated to mandibular movements. Data analyses were performed using bivariate and multiple regression methods. The maximal mouth opening was significantly reduced after surgery in all patients (p = 0.03). In the multiple regression model, time of evaluation and pre-operative bruxism were significantly (p < .05) associated with an increased risk for TMD post-surgery. A significant correlation between surgery follow-up time and maximal opening mouth was found. Pre-operative bruxism was associated with increased risk for temporomandibular joint dysfunction after craniotomy.

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This work describes the evaluation of metals and (metallo)proteins in vitreous humor samples and their correlations with some biological aspects in different post-mortem intervals (1-7 days), taking into account both decomposing and non-decomposing bodies. After qualitative evaluation of the samples involving 26 elements, representative metal ions (Fe, Mg and Mo) are determined by inductively coupled plasma mass spectrometry after using mini-vial decomposition system for sample preparation. A significant trend for Fe is found with post-mortem time for decomposing bodies because of a significant increase of iron concentration when comparing samples from bodies presenting 3 and 7 days post-mortem interval. An important clue to elucidate the role of metals is the coupling of liquid chromatography with inductively coupled plasma mass spectrometry for identification of metals linked to proteins, as well as mass spectrometry for the identification of those proteins involved in the post-mortem interval.

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Taurine is a sulfur-containing amino acid that exerts protective effects on vascular function and structure in several models of cardiovascular diseases through its antioxidant and anti-inflammatory properties. Early protein malnutrition reprograms the cardiovascular system and is linked to hypertension in adulthood. This study assessed the effects of taurine supplementation in vascular alterations induced by protein restriction in post-weaning rats. Weaned male Wistar rats were fed normal- (12%, NP) or low-protein (6%, LP) diets for 90 days. Half of the NP and LP rats concomitantly received 2.5% taurine supplementation in the drinking water (NPT and LPT, respectively). LP rats showed elevated systolic, diastolic and mean arterial blood pressure versus NP rats; taurine supplementation partially prevented this increase. There was a reduced relaxation response to acetylcholine in isolated thoracic aortic rings from the LP group that was reversed by superoxide dismutase (SOD) or apocynin incubation. Protein expression of p47phox NADPH oxidase subunit was enhanced, whereas extracellular (EC)-SOD and endothelial nitric oxide synthase phosphorylation at Ser 1177 (p-eNOS) were reduced in aortas from LP rats. Furthermore, ROS production was enhanced while acetylcholine-induced NO release was reduced in aortas from the LP group. Taurine supplementation improved the relaxation response to acetylcholine and eNOS-derived NO production, increased EC-SOD and p-eNOS protein expression, as well as reduced ROS generation and p47phox expression in the aortas from LPT rats. LP rats showed an increased aortic wall/lumen ratio and taurine prevented this remodeling through a reduction in wall media thickness. Our data indicate a protective role of taurine supplementation on the high blood pressure, endothelial dysfunction and vascular remodeling induced by post-weaning protein restriction. The beneficial vascular effect of taurine was associated with restoration of vascular redox homeostasis and improvement of NO bioavailability.

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To assess body composition modifications in post-pubertal schoolchildren after practice of a physical activity program during one school year. The sample consisted of 386 students aged between 15 and 17 years and divided into two groups: the study group (SG) comprised 195 students and the control group (CG), 191. The SG was submitted to a physical activity program and the CG attended conventional physical education classes. Body composition was assessed using body mass index (BMI), percentage of body fat (%BF), fat mass (FM), and lean mass (LM). A positive effect of the physical activity program on body composition in the SG (p<0.001) was observed, as well as on the interaction time x group in all the variables analyzed in both genders. A reduction in %BF (mean of differences = -5.58%) and waist circumference (-2.33cm), as well as an increase in LM (+2.05kg) were observed in the SG for both genders, whereas the opposite was observed in the CG. The practice of programmed physical activity promotes significant reduction of body fat in post-pubertal schoolchildren.

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The efficacy of the human papillomavirus type 16 (HPV-16)/HPV-18 AS04-adjuvanted vaccine against cervical infections with HPV in the Papilloma Trial against Cancer in Young Adults (PATRICIA) was evaluated using a combination of the broad-spectrum L1-based SPF10 PCR-DNA enzyme immunoassay (DEIA)/line probe assay (LiPA25) system with type-specific PCRs for HPV-16 and -18. Broad-spectrum PCR assays may underestimate the presence of HPV genotypes present at relatively low concentrations in multiple infections, due to competition between genotypes. Therefore, samples were retrospectively reanalyzed using a testing algorithm incorporating the SPF10 PCR-DEIA/LiPA25 plus a novel E6-based multiplex type-specific PCR and reverse hybridization assay (MPTS12 RHA), which permits detection of a panel of nine oncogenic HPV genotypes (types 16, 18, 31, 33, 35, 45, 52, 58, and 59). For the vaccine against HPV types 16 and 18, there was no major impact on estimates of vaccine efficacy (VE) for incident or 6-month or 12-month persistent infections when the MPTS12 RHA was included in the testing algorithm versus estimates with the protocol-specified algorithm. However, the alternative testing algorithm showed greater sensitivity than the protocol-specified algorithm for detection of some nonvaccine oncogenic HPV types. More cases were gained in the control group than in the vaccine group, leading to higher point estimates of VE for 6-month and 12-month persistent infections for the nonvaccine oncogenic types included in the MPTS12 RHA assay (types 31, 33, 35, 45, 52, 58, and 59). This post hoc analysis indicates that the per-protocol testing algorithm used in PATRICIA underestimated the VE against some nonvaccine oncogenic HPV types and that the choice of the HPV DNA testing methodology is important for the evaluation of VE in clinical trials. (This study has been registered at ClinicalTrials.gov under registration no. NCT00122681.).

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This study investigated the effects of the cement type and the water storage time on the push-out bond strength of a glass fiber post. Glass fiber posts (Fibrekor, Jeneric Pentron) were luted to post spaces using a self-cured resin cement (C&B Cement [CB]), a glass ionomer cement (Ketac Cem [KC]) or a resin-modified glass ionomer cement (GC FujiCEM [FC]) according to the manufacturers’ instructions. For each luting agent, the specimens were exposed to one of the following water storage times (n=5): 1 day (T1), 7 days (T7), 90 days (T90) and 180 days (T180). Push-out tests were performed after the storage times. Control specimens were not exposed to water storage, but subjected to the push-out test 10 min after post cementation. Data (in MPa) were analyzed by Kruskal-Wallis and Dunn`s test (α=0.05). Cement type and water storage time had a significant effect (p<0.05) on the push-out bond strength. CB showed significantly higher values of retention (p<0.05) than KC and FC, irrespective of the water storage time. Water storage increased significantly the push-out bond strength in T7 and T90, regardless of the cement type (p<0.05). The results showed that fiber posts luted to post spaces with the self-cured resin cement exhibited the best bonding performance throughout the 180-day water storage period. All cements exhibited a tendency to increase the bond strength after 7 and 90 days of water storage, decreasing thereafter.

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The aim of this study was to investigate the fracture strength of endodontically treated teeth restored with different posts and variable ferrule heights. Sixty freshly extracted human canines were treated endodontically and randomly assigned to 6 groups (n=10), being restored with custom-made cast post-and-core (CP0 and CP3 groups), prefabricated post and composite resin core (PF0 and PF3 groups), and composite resin (CR0 and CR3 groups). The CP0, PF0 and CR0 groups presented no ferrule and the CP3, PF3 and CR3 presented 3 mm of coronal structure. All teeth were restored with full metal crowns. The fracture strength was measured in a universal testing machine at 45o to the long axis of the tooth until failure. Data were analyzed statistically by 2-way ANOVA and Tukey's test (?=0.05). When the mean fracture strength values were compared (CP0 group - 820.20 N, CP3 group - 1179.12 N; PF0 group - 561.05 N; PF3 group - 906.79 N; CR0 group - 297.84 N; and CR3 group - 1135.15 N) there was statistically significant among the groups (p<0.05), except for the three groups with 3 mm of coronal remaining, which were similar to each other. The results of this study showed that the ferrule in crowns promoted significantly higher fracture strength in the endodontically treated teeth.