961 resultados para PLZF-RARA
Resumo:
Poco più di dieci anni fa, nel 1998, è stata scoperta l’ipocretina (ovvero orexina), un neuropeptide ipotalamico fondamentale nella regolazione del ciclo sonno-veglia, dell’appetito e della locomozione (de Lecea 1998; Sakurai, 1998; Willie, 2001). La dimostrazione, pochi mesi dopo, di bassi livelli di ipocretina circolanti nel liquido cefalo-rachidiano di pazienti affetti da narcolessia con cataplessia (Mignot 2002) ha definitivamente rilanciato lo studio di questa rara malattia del Sistema Nervoso Centrale, e le pubblicazioni a riguardo si sono moltiplicate. In realtà le prime descrizioni della narcolessia risalgono alla fine del XIX secolo (Westphal 1877; Gélineau 1880) e da allora la ricerca clinica è stata volta soprattutto a cercare di definire il più accuratamente possibile il fenotipo del paziente narcolettico. Accanto all’alterazione del meccanismo di sonno e di veglia, e dell’alternanza tra le fasi di sonno REM (Rapid Eye Movement) e di sonno non REM, sui quali l’ipocretina agisce come un interruttore che stimola la veglia e inibisce la fase REM, sono apparse evidenti anche alterazioni del peso e del metabolismo glucidico, dello sviluppo sessuale e del metabolismo energetico (Willie 2001). I pazienti narcolettici presentano infatti, in media, un indice di massa corporea aumentato (Dauvilliers 2007), la tendenza a sviluppare diabete mellito di tipo II (Honda 1986), un’aumentata prevalenza di pubertà precoce (Plazzi 2006) e alterazioni del metabolismo energetico, rispetto alla popolazione generale (Dauvilliers 2007). L’idea che, quindi, la narcolessia abbia delle caratteristiche fenotipiche intrinseche altre, rispetto a quelle più eclatanti che riguardano il sonno, si è fatta strada nel corso del tempo; la scoperta della ipocretina, e della fitta rete di proiezioni dei neuroni ipocretinergici, diffuse in tutto l’encefalo fino al ponte e al bulbo, ha offerto poi il substrato neuro-anatomico a questa idea. Tuttavia molta strada separa l’intuizione di un possibile legame dall’individuazione dei reali meccanismi patogenetici che rendano conto dell’ampio spettro di manifestazioni cliniche che si osserva associato alla narcolessia. Lo studio svolto in questi tre anni si colloca in questa scia, e si è proposto di esplorare il fenotipo narcolettico rispetto alle funzioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-periferia, attraverso un protocollo pensato in stretta collaborazione fra il Dipartimento di Scienze Neurologiche di Bologna e l’Unità Operativa di Endocrinologia e di Malattie del Metabolismo dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. L’ipotalamo è infatti una ghiandola complessa e l’approccio multidisciplinare è sembrato essere quello più adatto. I risultati ottenuti, e che qui vengono presentati, hanno confermato le aspettative di poter dare ulteriori contributi alla caratterizzazione della malattia; un altro aspetto non trascurabile, e che però verrà qui omesso, sono le ricadute cliniche in termini di inquadramento e di terapia precoce di quelle alterazioni, non strettamente ipnologiche, e però associate alla narcolessia.
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È ormai noto che numerosi organismi marini, dalle alghe unicellulari ai pesci coabitino con diverse specie di spugne, con un rapporto che varia, secondo i casi, dal semplice inquilinismo facoltativo alle più complesse simbiosi obbligate. All’interno di molte spugne si trovano degli endobionti, alcuni organismi rappresentano degli ospiti puramente occasionali, altri manifestano una notevole costanza e l’esistenza in associazione alla spugna sembra rappresenti la norma. In Adriatico settentrionale, nell’area compresa tra Grado ed il delta del fiume Po, sono presenti degli affioramenti rocciosi organogeni carbonatici che prendono il nome di tegnùe. In questi affioramenti è stata riscontrata una grande varietà di specie macrobentoniche sia sessili che vagili. Tra queste specie, è presente con elevate abbondanze e grandi dimensioni, fuori dal comune, la spugna massiva Geodia cydonium, oggetto del nostro studio. Lo scopo del presente lavoro è di caratterizzare la diversità della fauna associata alla demospongia Geodia cydonium, cercando di mettere in evidenza l’importante ruolo ecologico legato proprio all’elevato numero di inquilini che ospita. Sono stati prelevati campioni di spugna, con la relativa fauna associata, da tre siti presenti all’interno della Zona di Tutela Biologica di Chioggia. Date le grandi dimensioni degli esemplari e per non danneggiare la popolazione naturale di questa rara specie protetta, sono stati prelevati in immersione delle porzioni di spugna, incidendo verticalmente gli esemplari. Nei campioni sono stati riscontrati 28 taxa, tra cui prevalgono per abbondanza i policheti come Ceratonereis costae e Sphaerosyllis bulbosa e piccoli crostacei come Apseudopsis acutifrons e Leptochelia savignyi. Per molte specie prevalgono individui giovanili rispetto agli adulti. L’abbondanza e la ricchezza dei popolamenti associati alla spugna non risultano variare ne tra i siti di campionamento ne in relazione alle dimensioni degli esemplari da cui provengono i campioni. Questo fa supporre che la spugna crei un ambiente ideale per alcune specie, almeno nelle fasi giovanili, creando così associazioni relativamente stabili, più di quanto non sia la naturale variabilità dei popolamenti circostanti. Queste relazioni meritano di essere approfondite, investigando i cicli vitali e i comportamenti delle singole specie.
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Numerosi studi hanno messo in evidenza che la struttura delle comunità macrobentoniche delle spiagge sabbiose dipende da una serie di forzanti fisiche; queste ultime interagendo tra loro determinano la morfodinamica della spiagge stesse. Lo scopo di questo lavoro consiste nell’analisi dei popolamenti macrobentonici di due siti presenti lungo la costa emiliano - romagnola, che differiscono per caratteristiche morfodinamiche, grado di antropizzazione e modalità gestionali di difesa dall’erosione costiera. I siti oggetto di studio sono Lido Spina e Bellocchio; il primo è soggetto ad interventi di ripascimento periodici, mentre il secondo rappresenta un’opportunità rara, per lo studio degli effetti del retreat, in quanto è in forte erosione da molti anni ma, essendo inserito all’interno di una riserva naturale, non è sottoposto ad alcuna misura di gestione. Sono state analizzate le comunità macrobentoniche e le variabili abiotiche (mediana e classazione del sedimento, ampiezza della zona intertidale, pendenza della spiaggia, contenuto di sostanza organica totale presente nel sedimento e i principali parametri chimico-fisici). I risultati del presente studio hanno evidenziato un’elevata eterogeneità della struttura di comunità all’interno del sito di Bellocchio rispetto a Spina; inoltre i popolamenti presenti a Bellocchio mostrano una netta differenza tra i due livelli mareali. Per quanto riguarda i descrittori abiotici, i due siti differiscono per ampiezza della zona intertidale e pendenza della spiaggia; in particolare Lido Spina presenta una condizione di minore dissipatività, essendo caratterizzata da un profilo più ripido e una granulometria più grossolana rispetto a Bellocchio. Nel complesso le caratteristiche granulometriche (mediana e classazione) e il contenuto di materia organica rappresentano le variabili ambientali maggiormente responsabili delle differenze osservate tra i popolamenti macrobentonici analizzati. Al fine di valutare la resistenza dell’habitat intertidale agli eventi naturali di disturbo (storm surge e flooding), sono state effettuare delle simulazioni considerando lo scenario attuale (SLR=0), mediante un modello ibrido fuzzy naive Bayes. I risultati indicano una maggiore resistenza delle comunità presenti nel sito di Spina, in quanto non si hanno variazioni significative del numero medio di taxa e di individui; viceversa le simulazioni relative a Bellocchio mostrano una diminuzione del numero medio di taxa e aumento del numero medio di individui, sottolineando una maggiore vulnerabilità delle comunità macrobentoniche presenti in questo sito. L’inasprimento dei fenomeni estremi potrebbe quindi avere un effetto negativo sulla diversità della componente macrobentonica, soprattutto per gli ambienti di transizione già interessati da fenomeni erosivi, come nel caso di Bellocchio. La perdita di specie, che svolgono processi ecosistemici particolarmente importanti, come il riciclo di nutrienti, potrebbe favorire l’aumento di abbondanza di specie opportunistiche, l’insediamento di specie alloctone, con la conseguente alterazione, se non scomparsa delle principali funzioni ecologiche svolte da questi ecosistemi costieri.
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Il Tumore a Cellule Giganti dell’osso (TCG) è una rara neoplasia che rappresenta il 5% dei tumori di natura ossea; sebbene venga considerato un tumore a decorso benigno può manifestare caratteri di aggressività locale dando origine a recidive locali nel 10-25% dei casi, e nel 2-4% dei casi metastatizza a livello polmonare. In questo studio è stata valutata l’espressione dei miRNA mediante miRNA microarray in 10 pazienti affetti da TCG, 5 con metastasi e 5 liberi da malattia; sono stati riscontrati miRNA differenzialmente espressi tra i 2 gruppi di pazienti e la successiva validazione mediante Real Time PCR ha confermato una differenza significativa per il miR-136 (p=0.04). Mediante analisi bioinformatica con il software TargetScan abbiamo identificato RANK e NF1B come target del miR-136 e ne abbiamo studiato l’espressione mediante Real Time PCR su una più ampia casistica di pazienti affetti da TCG, metastatico e non, evidenziando una maggior espressione di NF1B nel gruppo di pazienti metastatici, mentre RANK non ha dimostrato una differenza significativa. L’analisi di Western Blot ha rilevato una maggiore espressione di entrambe le proteine nei pazienti metastatici rispetto ai non metastatici. Successivamente è stato condotto uno studio di immunoistochimica su TMA di 163 campioni di pazienti affetti da TCG a diverso decorso clinico che ha dimostrato una maggiore e significativa espressione di entrambe i target nei pazienti con metastasi rispetto ai non metastatici; le analisi di popolazione mediante Kaplan-Meier hanno confermato la correlazione tra over-espressione di RANK, NF1B e ricaduta con metastasi (p=0.001 e p<0.0005 rispettivamente). Lo studio di immunoistochimica è stato ampliato alle proteine maggiormente coinvolte nell’osteolisi che risultano avere un significato prognostico; tuttavia mediante analisi di ROC, la co-over-espressione di RANK, RANKL e NF1B rappresenta il migliore modello per predire la comparsa di metastasi (AUC=0.782, p<0.0005).
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Studio osservazionale condotto presso la Dermatologia dell'Università di Bologna atto a valutare l'efficacia di methotrexate e, in particolare, la sua influenza sui titoli degli autoanticorpi patogeni nei pazienti affetti dalla malattia rara Pemfigoide Bolloso
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Sulle prime pendici collinari tra Cesena e Rimini, in un punto strategico per il controllo del territorio, sorge il piccolo paese di Montiano. Palazzo Cattoli, oggetto della seguente Tesi, è situato in prossimità dell’imbocco al borgo, ai piedi della Rocca, e si configura come rara opportunità per poter riconoscere e comprendere la storia del sito e le molteplici trasformazioni avvenute nel corso del tempo. Costruito agli inizi del XVII secolo dalla famiglia Guidi, casata illustre per la realtà del luogo e dell’epoca, esso subirà ampliamenti e modificazioni sino alla metà del XX secolo riuscendo tuttavia a mantenere i suoi caratteri identitari. Il manufatto come villino di campagna fu interessato da due grossi accrescimenti nel XVIII secolo prima e nel XIX secolo poi divenendo così un vero e proprio esempio di palazzo nobiliare inserito in un contesto rurale. Fino all’abbandono totale, avvenuto poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il manufatto ospitò al suo interno funzioni residenziali adattandosi ai mutamenti imposti dal passaggio del tempo e di proprietà.
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The transcription factor PU.1 is a master regulator of myeloid differentiation and function. On the other hand, only scarce information is available on PU.1-regulated genes involved in cell survival. We now identified the glycolytic enzyme hexokinase 3 (HK3), a gene with cytoprotective functions, as transcriptional target of PU.1. Interestingly, HK3 expression is highly associated with the myeloid lineage and was significantly decreased in acute myeloid leukemia patients compared with normal granulocytes. Moreover, HK3 expression was significantly lower in acute promyelocytic leukemia (APL) compared with non-APL patient samples. In line with the observations in primary APL patient samples, we observed significantly higher HK3 expression during neutrophil differentiation of APL cell lines. Moreover, knocking down PU.1 impaired HK3 induction during neutrophil differentiation. In vivo binding of PU.1 and PML-RARA to the HK3 promoter was found, and PML-RARA attenuated PU.1 activation of the HK3 promoter. Next, inhibiting HK3 in APL cell lines resulted in significantly reduced neutrophil differentiation and viability compared with control cells. Our findings strongly suggest that HK3 is: (1) directly activated by PU.1, (2) repressed by PML-RARA, and (3) functionally involved in neutrophil differentiation and cell viability of APL cells.
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Tightly regulated expression of the transcription factor PU.1 is crucial for normal hematopoiesis. PU.1 knockdown mice develop acute myeloid leukemia (AML), and PU.1 mutations have been observed in some populations of patients with AML. Here we found that conditional expression of promyelocytic leukemia-retinoic acid receptor alpha (PML-RARA), the protein encoded by the t(15;17) translocation found in acute promyelocytic leukemia (APL), suppressed PU.1 expression, while treatment of APL cell lines and primary cells with all-trans retinoic acid (ATRA) restored PU.1 expression and induced neutrophil differentiation. ATRA-induced activation was mediated by a region in the PU.1 promoter to which CEBPB and OCT-1 binding were induced. Finally, conditional expression of PU.1 in human APL cells was sufficient to trigger neutrophil differentiation, whereas reduction of PU.1 by small interfering RNA (siRNA) blocked ATRA-induced neutrophil differentiation. This is the first report to show that PU.1 is suppressed in acute promyelocytic leukemia, and that ATRA restores PU.1 expression in cells harboring t(15;17).
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Background and objective: Autoaggressive nail disorders span a wide range of clinical changes, but they often remain undiagnosed. This article is intended to help the practitioner to make the correct diagnosis and institute an accepted treatment. Material and method: The patient charts of 1800 patients seen by the author between the years 2000-2011 in 6 different European countries were evaluated using photographs of finger and toenails. Results: The most common condition is onycholysis induced by overzealous manicure. The habit tic of maniacally pushing back the proximal nail fold of one or both thumb nails is frequent and often misdiagnosed. Heller’s median canaliform dystrophy is probably also due to a similar injury mechanism. Onychophagia is relatively com- mon and seen both in children and adults. Onychotillomania is less frequent and almost exclusively seen in adults. Onychotemnomania is even less frequent. Onychoteiromania is sowhere between the latter two habits. Onychodaknomania is exceptional and usually a sign of an underlying psychiatric disorder. There was no substantial difference in the prevalence of these conditions among the different countries visited. Conclusions: Auto aggressive nail injury is common, but often difficult to diagnose. Patient care requires not only an in-depth knowledge of virtually all nail diseases, but also a cautious and empathic patient examination and treatment
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BACKGROUND: Neural tube defects (NTDs) occur in as many as 0.5-2 per 1000 live births in the United States. One of the most common and severe neural tube defects is meningomyelocele (MM) resulting from failed closure of the caudal end of the neural tube. MM has been induced by retinoic acid teratogenicity in rodent models. We hypothesized that genetic variants influencing retinoic acid (RA) induction via retinoic acid receptors (RARs) may be associated with risk for MM. METHODS: We analyzed 47 single nucleotide polymorphisms (SNPs) that span across the three retinoic acid receptor genes using the SNPlex genotyping platform. Our cohort consisted of 610 MM families. RESULTS: One variant in the RARA gene (rs12051734), three variants in the RARB gene (rs6799734, rs12630816, rs17016462), and a single variant in the RARG gene (rs3741434) were found to be statistically significant at p < 0.05. CONCLUSION: RAR genes were associated with risk for MM. For all associated SNPs, the rare allele conferred a protective effect for MM susceptibility.
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La odontodisplasia regional, también denominada diente fantasma o detención localizada del desarrollo dental, es una anomalía estructural del desarrollo, compleja y rara. Su etiología es desconocida y no presenta un patrón hereditario, aunque se han considerado factores locales como alteraciones vasculares y traumatismos locales. Puede afectar ambas denticiones: temporal y permanente; existe una anormal aposición dentinaria, que a su vez está detenida precozmente. Se encuentran afectados todos los componentes histológicos del órgano dentario y radiográficamente el aspecto fantasma es típico: raíces cortas, coronas que semejan cáscaras y aspecto dismórfico general. Se recibieron estudios radiográficos correspondientes a una niña de 10 años derivada del Hospital Materno Infantil de la ciudad de Azul, provincia de Buenos Aires. Luego del análisis de signos radiográficos se determina el diagnóstico de odontodisplasia regional en los cuadrantes superior e inferior izquierdos. Se sugiere la investigación de antecedentes traumáticos al presentarse la lesión en dos cuadrantes isolaterales.
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La experiencia narrativa se posiciona como un eje conceptual de heterogéneos abordajes teóricos y críticos. Desde la célebre postura de Walter Benjamin acerca de la crisis del relato y la experiencia en la modernidad, una miríada considerable y multifacética de teorías ha desmenuzado la práctica de narrar desde perspectivas antropológicas, semióticas y literarias. En la literatura argentina hallamos una compleja trama de linajes y tradiciones estéticas que presentan concepciones narrativas disímiles. De esta forma, en la contemporaneidad, la literatura pone en cuestión el estatuto de los relatos, debatiendo qué significa narrar o, parafraseando a Roland Barthes, preguntándose si la narración y literatura sirven de algo. En esta polémica oculta circulan los textos de Marcelo Cohen, una serie de relatos y ensayos críticos (aunque las dicotomías genéricas no son siempre útiles para leer a Cohen, de algún modo los paradigmas binarios están alterados en sus textos) que ponen en cuestión los lugares comunes de la teoría acerca del relato y promueven una concepción compleja y paradójica de la narración literaria. Proponemos, entonces, un ensayo de interpretaciones que establece correlatos entre diversos textos de Cohen donde se enuncian concepciones de la práctica narrativa, para configurar una política del relato que discute las dicotomías binarias de la tradiciones estéticas y las tendencias actuales de la literatura argentina. Rara avis del campo intelectual contemporáneo, Cohen pone en cuestión los paradigmas estéticos y levanta la práctica del matiz contra el lenguaje estereotipado de la prosa de estado, ese catálogo de estilos y buenas maneras que le impone a la literatura un lenguaje sustentado en el lugar común
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Aunque la norma prescriptiva se erige como contenedora de la variación, puede a su vez generar variación (v. Alvarez González 2006:113): si la conciencia de la existencia de una norma aventaja a su dominio, la inseguridad lingüística del hablante lo orientará a auto-corregirse en la dirección que considere más confiable (los conocimientos previos que le parezcan aplicables, las producciones en algún medio de comunicación, etc.); los hablantes podrán, así, encontrar soluciones diferentes para una misma inseguridad, con lo que las intenciones de ajuste podrán resultar en divergencia. Lo que llevamos dicho se aplica también al tratamiento de las incorporaciones léxicas de otras lenguas, pero la inseguridad en estos casos puede ser doble: el hablante puede dudar de cómo "debe" pronunciar o escribir en el marco de su comunidad de habla palabras de otra lengua, y también de cómo "son" esas palabras en la lengua de la que provienen. Específicamente en el caso de la escritura, nuestras indagaciones en el área dialectal del español bonaerense han puesto de manifiesto un imperativo actitudinal entre los hablantes de mayor nivel educacional, en relación con la preferencia por la conservación de las configuraciones grafémicas de origen para las importaciones léxicas (v. Hipperdinger 2010:71ss.). Dado su acceso privilegiado a los medios gráficos, sus usos son tomados como modélicos también por quienes no explicitan las mismas preferencias, y se encuentra regularmente una escritura de las incorporaciones léxicas (en especial las más o menos recientes, y de lenguas prestigiosas) que intenta reproducir la de origen. En ese intento la hipercorrección no es rara, y de ella nos ocuparemos en esta comunicación. Sobre materiales obtenidos en el sudoeste bonaerense, atenderemos en particular a los recursos formales (entre los que encontramos predominantemente amplificaciones grafémicas) que se ponen en juego en la generación de las variantes hipercorrectas
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La presente ponencia es producto de mi proyecto de tesis que se encuentra en pleno proceso de construcción. La educación posee una forma de organización tradicional que es la escuela. Y la escuela, como organización, regula formalmente las relaciones entre los diferentes actores que en su contexto interactúan, pero simultáneamente existen canales informales de comunicación que rara vez son descriptos pero si, asiduamente, utilizados por los sujetos escolares. Intuyo que las relaciones sociales se fundan en la comunicación - concebida como multidimensional - y que la educación como institución social que atraviesa el territorio de la organización escolar otorga un formato singular a los procesos comunicativos entre los actores escolares, quienes imprimen en sus cuerpos las señas de la cultura organizacional y las señas de su propia cultura. Esta investigación versa sobre la dimensión comunicativa del cuerpo en el contexto organizacional del Colegio de Educación Polimodal Nº 6, de la ciudad de Presidencia Roque Sáenz Peña, provincia del Chaco. La propuesta es la de explorar las dimensiones de la comunicación corporal, develando la perspectiva oculta que se vislumbra en el cruce de las nociones de cuerpo, comunicación y organización. En este caso se emplea el termino "Comunicación corporal" para que el cuerpo recupere el protagonismo en la interacción social y supere el segundo plano que le asigna el termino comunicación no verbal que tiene amplia difusión en la literatura académica. La comunicación no verbal(1) describe todos los acontecimientos de la comunicación humana que trascienden las palabras dichas o escritas pero que pueden interpretarse desde el lenguaje (Knapp, 1980:41). El cuerpo en tanto construcción social es permanentemente resignificado y es portador de un poderoso potencial comunicativo. Comunicación corporal que debe ser interpretada en un contexto determinado para poder develar los significados asignados y compartidos por un colectivo social. Las organizaciones son construcciones sociales formadas por sujetos que contribuyen entre si y cuya configuración pretende responder a necesidades que emergen en una determinada coyuntura histórica persiguiendo el logro de objetivos en común. Puede considerarse a la escuela como un espacio de cruce de culturas, este vivo, fluido y complejo cruce se produce entre las propuestas de la cultura pública, las determinaciones de la cultura académica, los influjos de la cultura social, las presiones cotidianas de la cultura escolar y las características de la cultura juvenil de los alumnos. En este escenario de tensiones esta involucrada la Educación Física ocupando posiciones que varían de una realidad escolar a otra.
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Este trabajo analiza el fenómeno intertextual de la ?cita? en Petronio, Sat. 118, donde el poeta de la obra, Eumolpo, expone su particular ?ars poetica?. En este discurso, Eumolpo cita los nombres de Homero, Virgilio y Horacio, al tiempo que cita el primer verso de la Oda 3.1 del Venusino, lo que evidencia que el poetastro tiene muy en cuenta la figura horaciana. El análisis de las citas en este pasaje se relaciona con que Petronio es un autor que alude constantemente, pero que cita muy rara vez, por lo que, cuando lo hace, se debe prestar mucha atención