991 resultados para Management errors
Resumo:
Errors in the administration of medication represent a significant loss of medical resources and pose life altering or life threatening risks to patients. This paper considered the question, what impact do Computerized Physician Order Entry (CPOE) systems have on medication errors in the hospital inpatient environment? Previous reviews have examined evidence of the impact of CPOE on medication errors, but have come to ambiguous conclusions as to the impact of CPOE and decision support systems (DSS). Forty-three papers were identified. Thirty-one demonstrated a significant reduction in prescribing error rates for all or some drug types; decreases in minor errors were most often reported. Several studies reported increases in the rate of duplicate orders and failures to remove contraindicated drugs, often attributed to inappropriate design or to an inability to operate the system properly. The evidence on the effectiveness of CPOE to reduce errors in medication administration is compelling though it is limited by modest study sample sizes and designs. ^
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The aim of this study is to describe a newly implemented haemovigilance system in a general university hospital. We present a series of short cases, highlighting particular aspects of the reports, and an overview of all reported incidents between 1999 and 2001. Incidents related to transfusion of blood products were reported by the clinicians using a standard preformatted form, giving a synopsis of the incident. After analysis, we distinguished, on the one hand, transfusion reactions, that are transfusions which engendered signs or symptoms, and, on the other hand, the incidents where management errors and/or dysfunctions took place. Over 3 years, 233 incidents were reported, corresponding to 4.2 events for 1000 blood products delivered. Of the 233, 198 (85%) were acute transfusion reactions and 35 (15%) were management errors and/or dysfunctions. Platelet units gave rise to statistically (P < 0.001) more transfusion reactions (10.7 per thousand ) than red blood cells (3.5 per thousand ) and fresh frozen plasma (0.8 per thousand ), particularly febrile nonhaemolytic transfusion reactions and allergic reactions. A detailed analysis of some of the transfusion incident reports revealed complex deviations and/or failures of the procedures in place in the hospital, allowing the implementation of corrective and preventive measures. Thus, the haemovigilance system in place in the 'Centre Hospitalier Universitaire Vaudois, CHUV' appears to constitute an excellent instrument for monitoring the security of blood transfusion.
Resumo:
El siguiente trabajo de investigación tiene como propósito la identificación, estudio y análisis de los principales errores de los gerentes colombianos en la administración y dirección de las empresas de hoy, el cual se encuentra dividido en cuatro partes: la primera hace referencia a la conceptualización del tema de investigación a nivel teórico que consiste en la definición que se ha determinado para el significado de error gerencial y dar respuesta a un conjunto de mitos de tipo epistemológicos, es decir, aquellos relacionados con significaciones o nociones que resultan tentativas desde otro punto de vista, pero que en efecto se diferencia del que se ha propuesto originalmente, permitiendo establecer los límites de lo que realmente implica dentro de la investigación. Luego, se realiza una contrastación y análisis teórico de los autores y sus estudios que busquen dar respuesta al problema de investigación enfocado en los principales errores de los gerentes colombianos en la administración y dirección de las organizaciones actuales. En tercera instancia, se muestran los resultados arrojados por la aplicación del instrumento para la detección y análisis de errores gerenciales en las organizaciones o empresas que fueron objeto de estudio con sus respectivos gerentes, de acuerdo con la metodología empleada para dicho caso. Por último, aparece una propuesta de cambio para la corrección de errores gerenciales encontrados y analizados en el contexto gerencial colombiano en pro de la perdurabilidad empresarial.
Resumo:
L’allevamento in cattività dei rettili è in costante crescita negli ultimi anni e richiede conoscenze mediche sempre più specialistiche per far fronte ai numerosi problemi legati a questi animali. Il corretto approccio medico prevede una profonda conoscenza delle specie prese in esame dal momento che la maggior parte delle problematiche riproduttive di questi animali sono legate ad una non corretta gestione dei riproduttori. L’apparato riproduttore dei rettili è estremamente vario a seconda delle specie prese in considerazione. Sauri ed ofidi possiedono due organi copulatori denominati emipeni e posizionati alla base della coda caudalmente alla cloaca che vengono estroflessi alternativamente durante l’accoppiamento per veicolare lo spera all’interno della cloaca della femmina. In questi animali il segmento posteriore renale è chiamato segmento sessuale, perché contribuisce alla formazione del fluido seminale. Tale porzione, durante la stagione dell’accoppiamento, diventa più voluminosa e cambia drasticamente colore, tanto che può essere confusa con una manifestazione patologica. I cheloni al contrario possiedono un unico pene che non viene coinvolto nella minzione. In questi animali. I testicoli sono due e sono situati all’interno della cavità celomatica in posizione cranioventrale rispetto ai reni. I testicoli possono variare notevolmente sia come forma che come dimensione a seconda del periodo dell’anno. Il ciclo estrale dei rettili è regolato, come pure nei mammiferi, dagli ormoni steroidei. La variazione di questi ormoni a livello ematico è stata studiato da diversi autori con il risultato di aver dimostrato come la variazione dei dosaggi degli stessi determini l’alternanza delle varie fasi del ciclo riproduttivo. La relazione tra presenza di uova (anche placentari) ed alti livelli di progesterone suggerisce che questo ormone gioca un ruolo importante nelle riproduzione delle specie ovipare per esempio stimolando la vascolarizzazione degli ovidutti durante i tre mesi in cui si ha lo sviluppo delle uova. Il 17-beta estradiolo è stato descritto come un ormone vitellogenico grazie alla sua capacità di promuovere lo sviluppo dei follicoli e la formazione di strati protettivi dell’uovo. L’aumento del livello di estradiolo osservato esclusivamente nelle femmine in fase vitellogenica è direttamente responsabile della mobilizzazione delle riserve materne in questa fase del ciclo. Va sottolineato come il progesterone sia in effetti un antagonista dell’estradiolo, riducendo la vitellogenesi e intensificando gli scambi materno fetali a livello di ovidutto. Le prostaglandine (PG) costituiscono un gruppo di molecole di origine lipidica biologicamente attive, sintetizzate sotto varie forme chimiche. Sono noti numerosi gruppi di prostaglandine ed è risputo che pesci, anfibi, rettili e mammiferi sintetizzano una o più prostaglandine partendo da acidi grassi precursori. Queste sostanze anche nei rettili agiscono sulla mucosa dell’utero aumentandone le contrazioni e sui corpi lutei determinandone la lisi. La maturità sessuale dei rettili, dipende principalmente dalla taglia piuttosto che dall’età effettiva dell’animale. In cattività, l’alimentazione e le cure dell’allevatore, possono giocare un ruolo fondamentale nel raggiungimento della taglia necessaria all’animale per maturare sessualmente. Spesso, un animale d’allevamento raggiunge prima la maturità sessuale rispetto ai suoi simili in natura. La maggior parte dei rettili sono ovipari, ovvero depongono uova con guscio sulla sabbia o in nidi creati appositamente. La condizione di ovoviviparità è riscontrabile in alcuni rettili. Le uova, in questo caso, vengono ritenute all’interno del corpo, fino alla nascita della progenie. Questa può essere considerata una strategia evolutiva di alcuni animali, che in condizioni climatiche favorevoli effettuano l’ovo deposizione, ma se il clima non lo permette, ritengono le uova fino alla nascita della prole. Alcuni serpenti e lucertole sono vivipari, ciò significa che l’embrione si sviluppa all’interno del corpo dell’animale e che è presente una placenta. I piccoli fuoriescono dal corpo dell’animale vivi e reattivi. La partenogenesi è una modalità di riproduzione asessuata, in cui si ha lo sviluppo dell’uovo senza che sia avvenuta la fecondazione. Trenta specie di lucertole e alcuni serpenti possono riprodursi con questo metodo. Cnemidophorus uniparens, C. velox e C. teselatus alternano la partenogenesi a una riproduzione sessuata, a seconda della disponibilità del maschio. La maggior parte dei rettili non mostra alcuna cura materna per le uova o per i piccoli che vengono abbandonati al momento della nascita. Esistono tuttavia eccezioni a questa regola generale infatti alcune specie di pitoni covano le uova fino al momento della schiusa proteggendole dai predatori e garantendo la giusta temperatura e umidità. Comportamenti di guardia al nido sono poi stati documentati in numerosi rettili, sia cheloni che sauri che ofidi. Nella maggior parte delle tartarughe, la riproduzione è legata alla stagione. Condizioni favorevoli, possono essere la stagione primaverile nelle zone temperate o la stagione umida nelle aree tropicali. In cattività, per riprodurre queste condizioni, è necessario fornire, dopo un periodo di ibernazione, un aumento del fotoperiodo e della temperatura. L’ atteggiamento del maschio durante il corteggiamento è di notevole aggressività, sia nei confronti degli altri maschi, con i quali combatte copiosamente, colpendoli con la corazza e cercando di rovesciare sul dorso l’avversario, sia nei confronti della femmina. Infatti prima della copulazione, il maschio insegue la femmina, la sperona, la morde alla testa e alle zampe e infine la immobilizza contro un ostacolo. Il comportamento durante la gravidanza è facilmente riconoscibile. La femmina tende ad essere molto agitata, è aggressiva nei confronti delle altre femmine e inizia a scavare buche due settimane prima della deposizione. La femmina gravida costruisce il nido in diverse ore. Scava, con gli arti anteriori, buche nel terreno e vi depone le uova, ricoprendole di terriccio e foglie con gli arti posteriori. A volte, le tartarughe possono trattenere le uova, arrestando lo sviluppo embrionale della prole per anni quando non trovano le condizioni adatte a nidificare. Lo sperma, inoltre, può essere immagazzinato nell’ovidotto fino a sei anni, quindi la deposizione di uova fertilizzate può verificarsi senza che sia avvenuto l’accoppiamento durante quel ciclo riproduttivo. I comportamenti riproduttivi di tutte le specie di lucertole dipendono principalmente dalla variazione stagionale, correlata al cambiamento di temperatura e del fotoperiodo. Per questo, se si vuole far riprodurre questi animali in cattività, è necessario valutare per ogni specie una temperatura e un’illuminazione adeguata. Durante il periodo riproduttivo, un atteggiamento caratteristico di diverse specie di lucertole è quello di riprodurre particolari danze e movimenti ritmici della testa. In alcune specie, possiamo notare il gesto di estendere e retrarre il gozzo per mettere in evidenza la sua brillante colorazione e richiamare l’attenzione della femmina. L’aggressività dei maschi, durante la stagione dell’accoppiamento, è molto evidente, in alcuni casi però, anche le femmine tendono ad essere aggressive nei confronti delle altre femmine, specialmente durante l’ovo deposizione. La fertilizzazione è interna e durante la copulazione, gli spermatozoi sono depositati nella porzione anteriore della cloaca femminile, si spostano successivamente verso l’alto, dirigendosi nell’ovidotto, in circa 24-48 ore; qui, fertilizzano le uova che sono rilasciate nell’ovidotto dall’ovario. Negli ofidi il corteggiamento è molto importante e i comportamenti durante questa fase possono essere diversi da specie a specie. I feromoni specie specifici giocano un ruolo fondamentale nell’attrazione del partner, in particolar modo in colubridi e crotalidi. La femmina di queste specie emette una traccia odorifera, percepita e seguita dal maschio. Prima dell’accoppiamento, inoltre, il maschio si avvicina alla femmina e con la sua lingua bifida o con il mento, ne percorre tutto il corpo per captare i feromoni. Dopo tale comportamento, avviene la copulazione vera e propria con la apposizione delle cloache; gli emipeni vengono utilizzati alternativamente e volontariamente dal maschio. Durante l’ovulazione, il serpente aumenterà di volume nella sua metà posteriore e contrazioni muscolari favoriranno lo spostamento delle uova negli ovidotti. In generale, se l’animale è oviparo, avverrà una muta precedente alla ovo deposizione, che avviene prevalentemente di notte. Gli spermatozoi dei rettili sono morfologicamente simili a quelli di forme superiori di invertebrati. La fecondazione delle uova, da parte di spermatozoi immagazzinati nel tratto riproduttivo femminile, è solitamente possibile anche dopo mesi o perfino anni dall’accoppiamento. La ritenzione dei gameti maschili vitali è detta amphigonia retardata e si ritiene che questa caratteristica offra molti benefici per la sopravvivenza delle specie essendo un adattamento molto utile alle condizioni ambientali quando c’è una relativa scarsità di maschi conspecifici disponibili. Nell’allevamento dei rettili in cattività un accurato monitoraggio dei riproduttori presenta una duplice importanza. Permette di sopperire ad eventuali errori di management nel caso di mancata fertilizzazione e inoltre permette di capire quale sia il grado di sviluppo del prodotto del concepimento e quindi di stabilire quale sia il giorno previsto per la deposizione. Le moderne tecniche di monitoraggio e l’esperienza acquisita in questi ultimi anni permettono inoltre di valutare in modo preciso lo sviluppo follicolare e quindi di stabilire quale sia il periodo migliore per l’accoppiamento. Il dimorfismo sessuale nei serpenti è raro e anche quando presente è poco evidente. Solitamente nei maschi, la coda risulta essere più larga rispetto a quella della femmina in quanto nel segmento post-cloacale vi sono alloggiati gli emipeni. Il maschio inoltre, è generalmente più piccolo della femmina a parità di età. Molti cheloni sono sessualmente dimorfici sebbene i caratteri sessuali secondari siano poco apprezzabili nei soggetti giovani e diventino più evidenti dopo la pubertà. In alcune specie si deve aspettare per più di 10 anni prima che il dimorfismo sia evidente. Le tartarughe di sesso maschile tendono ad avere un pene di grosse dimensioni che può essere estroflesso in caso di situazioni particolarmente stressanti. I maschi sessualmente maturi di molte specie di tartarughe inoltre tendono ad avere una coda più lunga e più spessa rispetto alle femmine di pari dimensioni e la distanza tra il margine caudale del piastrone e l’apertura cloacale è maggiore rispetto alle femmine. Sebbene la determinazione del sesso sia spesso difficile nei soggetti giovani molti sauri adulti hanno dimorfismo sessuale evidente. Nonostante tutto comunque anche tra i sauri esistono molte specie come per esempio Tiliqua scincoides, Tiliqua intermedia, Gerrhosaurus major e Pogona vitticeps che anche in età adulta non mostrano alcun carattere sessuale secondario evidente rendendone molto difficile il riconoscimento del sesso. Per garantire un riconoscimento del sesso degli animali sono state messe a punto diverse tecniche di sessaggio che variano a seconda della specie presa in esame. L’eversione manuale degli emipeni è la più comune metodica utilizzata per il sessaggio dei giovani ofidi ed in particolare dei colubridi. I limiti di questa tecnica sono legati al fatto che può essere considerata attendibile al 100% solo nel caso di maschi riconosciuti positivi. L’eversione idrostatica degli emipeni esattamente come l’eversione manuale degli emipeni si basa sull’estroflessione di questi organi dalla base della coda, pertanto può essere utilizzata solo negli ofidi e in alcuni sauri. La procedura prevede l’iniezione di fluido sterile (preferibilmente soluzione salina isotonica) nella coda caudalmente all’eventuale posizione degli emipeni. Questa tecnica deve essere eseguita solo in casi eccezionali in quanto non è scevra da rischi. L’utilizzo di sonde cloacali è il principale metodo di sessaggio per gli ofidi adulti e per i sauri di grosse dimensioni. Per questa metodica si utilizzano sonde metalliche dello spessore adeguato al paziente e con punta smussa. Nei soggetti di genere maschile la sonda penetra agevolmente al contrario di quello che accade nelle femmine. Anche gli esami radiografici possono rendersi utili per il sessaggio di alcune specie di Varani (Varanus achanturus, V. komodoensis, V. olivaceus, V. gouldi, V. salvadorii ecc.) in quanto questi animali possiedono zone di mineralizzazione dei tessuti molli (“hemibacula”) che possono essere facilmente individuate nei maschi. Diversi studi riportano come il rapporto tra estradiolo e androgeni nel plasma o nel liquido amniotico sia un possibile metodo per identificare il genere sessuale delle tartarughe. Per effettuare il dosaggio ormonale, è necessario prelevare un campione di sangue di almeno 1 ml ad animale aspetto che rende praticamente impossibile utilizzare questo metodo di sessaggio nelle tartarughe molto piccole e nei neonati. L’ecografia, volta al ritrovamento degli emipeni, sembra essere un metodo molto preciso, per la determinazione del sesso nei serpenti. Uno studio compiuto presso il dipartimento di Scienze Medico Veterinarie dell’Università di Parma, ha dimostrato come questo metodo abbia una sensibilità, una specificità e un valore predittivo positivo e negativo pari al 100%. La radiografia con mezzo di contrasto e la tomografia computerizzata possono essere utilizzate nel sessaggio dei sauri, con buoni risultati. Uno studio, compiuto dal dipartimento di Scienze Medico Veterinarie, dell’Università di Parma, ha voluto mettere a confronto diverse tecniche di sessaggio nei sauri, tra cui l’ecografia, la radiografia con e senza mezzo di contrasto e la tomografia computerizzata con e senza mezzo di contrasto. I risultati ottenuti, hanno dimostrato come l’ecografia non sia il mezzo più affidabile per il riconoscimento degli emipeni e quindi del sesso dell’animale, mentre la radiografia e la tomografia computerizza con mezzo di contrasto siano tecniche affidabili e accurate in queste specie. Un metodo valido e facilmente realizzabile per il sessaggio dei cheloni anche prepuberi è la cistoscopia. In un recente studio la cistoscopia è stata effettuata su quindici cheloni deceduti e venticinque cheloni vivi, anestetizzati. In generale, questo metodo si è dimostrato non invasivo per le tartarughe, facilmente ripetibile in diversi tipi di tartarughe e di breve durata. Tra le principali patologie riproduttive dei rettili le distocie sono sicuramente quelle che presentano una maggior frequenza. Quando si parla di distocia nei rettili, si intendono tutte quelle situazioni in cui si ha una mancata espulsione e deposizione del prodotto del concepimento entro tempi fisiologici. Questa patologia è complessa e può dipendere da diverse cause. Inoltre può sfociare in malattie sistemiche a volte molto severe. Le distocie possono essere classificate in ostruttive e non ostruttive in base alle cause. Si parla di distocia ostruttiva quando si verificano delle condizioni per cui viene impedito il corretto passaggio delle uova lungo il tratto riproduttivo (Fig.13). Le cause possono dipendere dalla madre o dalle caratteristiche delle uova. Nel caso di distocia non ostruttiva le uova rinvenute sono solitamente di dimensioni normali e la conformazione anatomica della madre è fisiologica. L’eziologia è da ricercare in difetti comportamentali, ambientali e patologici. Non esistono sintomi specifici e patognomonici di distocia. La malattia diviene evidente e conclamata solamente in presenza di complicazioni. Gli approcci terapeutici possibili sono vari a seconda della specie animale e della situazione. Fornire un’area adeguata per la nidiata: se la distocia non è ostruttiva si può cercare di incoraggiare l’animale a deporre autonomamente le uova creando un idoneo luogo di deposizione. Il trattamento medico prevede la stimolazione della deposizione delle uova ritenute mediante l’induzione con ossitocina. L’ossitocina viene somministrata alle dosi di 1/3 UI/kg per via intramuscolare. Uno studio condotto presso l’Università veterinaria di Parma ha comparato le somministrazioni di ossitocina per via intramuscolare e per via intravenosa, confrontando le tempistiche con le quali incominciano le contrazioni e avviene la completa ovodeposizione e dimostrando come per via intravenosa sia possibile somministrare dosi più basse rispetto a quelle riportate solitamente in letteratura ottenendo comunque un ottimo risultato. Nel caso in cui il trattamento farmacologico dovesse fallire o non fosse attuabile, oppure in casi di distocia ostruttiva è possibile ricorrere alla chirurgia. Per stasi follicolare si intende la incapacità di produrre sufficiente quantità di progesterone da corpi lutei perfettamente funzionanti. Come per la distocia, l’eziologia della stasi follicolare è variegata e molto ampia: le cause possono essere sia ambientali che patologiche. La diagnosi clinica viene fatta essenzialmente per esclusione. Come per la distocia, anche in questo caso l’anamnesi e la raccolta del maggior quantitativo di informazioni è fondamentale per indirizzarsi verso il riconoscimento della patologia. Per prolasso si intende la fuoriuscita di un organo attraverso un orifizio del corpo. Nei rettili, diversi organi possono prolassare attraverso la cloaca: la porzione terminale dell’apparato gastroenterico, la vescica urinaria, il pene nel maschio (cheloni) e gli ovidutti nella femmina. In sauri e ofidi gli emipeni possono prolassare dalle rispettive tasche in seguito ad eccesiva attività sessuale97. La corretta identificazione del viscere prolassato è estremamente importante e deve essere effettuata prima di decidere qualsiasi tipologia di trattamento ed intervento. Nei casi acuti e non complicati è possibile la riduzione manuale dell’organo, dopo un accurato lavaggio e attenta pulizia. Se questo non dovesse essere possibile, l’utilizzo di lubrificanti e pomate antibiotiche garantisce all’organo una protezione efficiente. Nel caso in cui non si sia potuto intervenire celermente e l’organo sia andato incontro a infezione e congestione venosa prolungata con conseguente necrosi, l’unica soluzione è l’amputazione
Resumo:
L'unifeed a secco è il più diffuso nell'areale del Parmigiano Reggiano. In questa situazione, la peNDF deve essere ridotta per evitare selezione. Di conseguenza spesso presenta valori sotto la soglia minima. In più, spesso i fieni utilizzati sono di scarso valore nutritivo e si rendono necessari elevati livelli di concentrati nella razione. Tutto questo può portare alla diminuzione del tempo di ruminazione e produzione di saliva, aumentando il rischio di SARA. Dopo queste brevi premesse, due prove sono state effettuate presso la stalla sperimentale dell'università di Bologna. La prima con lo scopo di studiare il comportamento alimentare di vacche in lattazione sottoposte a regimi ad libitum/razionato con assenza/presenza di fieno lungo. La seconda si svolse con un improvviso cambio di stabulazione, dalla libera alla fissa, e quota di concentrati nell'unifeed. Da queste prove un grande mole di dati è stata registrata, grazie ai collari della ruminazione, boli reticolari e mangiatoie automatiche. I risultati ottenuti ci hanno permesso di confermare le interconnessioni tra comportamento alimentare, ruminazione e pH. Abbiamo anche verificato l'importanza di costanza di preparazione dell'unifeed e la grande capacità di adattamento delle bovine. Infatti la variabilità nelle gestione della mandria può provocare importanti sanitari. Quindi suggeriamo la supplementazione di fieno lungo in mangiatoia e lo sviluppo di tecnologia NIR in linea sul carro miscelatore. Infine sono state registrate importanti differenze individuali nel far fronte agli stati di stress alimentare. Uno studio più approfondito di questi aspetti sicuramente avrebbe risvolti positivi nella gestione della mandria e aprile la possibilità all'introduzione di nuovi indici di selezione.
Resumo:
Il est important pour les entreprises de compresser les informations détaillées dans des sets d'information plus compréhensibles. Au chapitre 1, je résume et structure la littérature sur le sujet « agrégation d'informations » en contrôle de gestion. Je récapitule l'analyse coûts-bénéfices que les comptables internes doivent considérer quand ils décident des niveaux optimaux d'agrégation d'informations. Au-delà de la perspective fondamentale du contenu d'information, les entreprises doivent aussi prendre en considération des perspectives cogni- tives et comportementales. Je développe ces aspects en faisant la part entre la comptabilité analytique, les budgets et plans, et la mesure de la performance. Au chapitre 2, je focalise sur un biais spécifique qui se crée lorsque les informations incertaines sont agrégées. Pour les budgets et plans, des entreprises doivent estimer les espérances des coûts et des durées des projets, car l'espérance est la seule mesure de tendance centrale qui est linéaire. A la différence de l'espérance, des mesures comme le mode ou la médiane ne peuvent pas être simplement additionnés. En considérant la forme spécifique de distributions des coûts et des durées, l'addition des modes ou des médianes résultera en une sous-estimation. Par le biais de deux expériences, je remarque que les participants tendent à estimer le mode au lieu de l'espérance résultant en une distorsion énorme de l'estimati¬on des coûts et des durées des projets. Je présente également une stratégie afin d'atténuer partiellement ce biais. Au chapitre 3, j'effectue une étude expérimentale pour comparer deux approches d'esti¬mation du temps qui sont utilisées en comptabilité analytique, spécifiquement « coûts basés sur les activités (ABC) traditionnelles » et « time driven ABC » (TD-ABC). Au contraire des affirmations soutenues par les défenseurs de l'approche TD-ABC, je constate que cette dernière n'est pas nécessairement appropriée pour les calculs de capacité. Par contre, je démontre que le TD-ABC est plus approprié pour les allocations de coûts que l'approche ABC traditionnelle. - It is essential for organizations to compress detailed sets of information into more comprehensi¬ve sets, thereby, establishing sharp data compression and good decision-making. In chapter 1, I review and structure the literature on information aggregation in management accounting research. I outline the cost-benefit trade-off that management accountants need to consider when they decide on the optimal levels of information aggregation. Beyond the fundamental information content perspective, organizations also have to account for cognitive and behavi¬oral perspectives. I elaborate on these aspects differentiating between research in cost accounti¬ng, budgeting and planning, and performance measurement. In chapter 2, I focus on a specific bias that arises when probabilistic information is aggregated. In budgeting and planning, for example, organizations need to estimate mean costs and durations of projects, as the mean is the only measure of central tendency that is linear. Different from the mean, measures such as the mode or median cannot simply be added up. Given the specific shape of cost and duration distributions, estimating mode or median values will result in underestimations of total project costs and durations. In two experiments, I find that participants tend to estimate mode values rather than mean values resulting in large distortions of estimates for total project costs and durations. I also provide a strategy that partly mitigates this bias. In the third chapter, I conduct an experimental study to compare two approaches to time estimation for cost accounting, i.e., traditional activity-based costing (ABC) and time-driven ABC (TD-ABC). Contrary to claims made by proponents of TD-ABC, I find that TD-ABC is not necessarily suitable for capacity computations. However, I also provide evidence that TD-ABC seems better suitable for cost allocations than traditional ABC.
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Background: Medication errors are an important cause of morbidity and mortality in primary care. The aims of this study are to determine the effectiveness, cost effectiveness and acceptability of a pharmacist-led information-technology-based complex intervention compared with simple feedback in reducing proportions of patients at risk from potentially hazardous prescribing and medicines management in general (family) practice. Methods: Research subject group: "At-risk" patients registered with computerised general practices in two geographical regions in England. Design: Parallel group pragmatic cluster randomised trial. Interventions: Practices will be randomised to either: (i) Computer-generated feedback; or (ii) Pharmacist-led intervention comprising of computer-generated feedback, educational outreach and dedicated support. Primary outcome measures: The proportion of patients in each practice at six and 12 months post intervention: - with a computer-recorded history of peptic ulcer being prescribed non-selective non-steroidal anti-inflammatory drugs - with a computer-recorded diagnosis of asthma being prescribed beta-blockers - aged 75 years and older receiving long-term prescriptions for angiotensin converting enzyme inhibitors or loop diuretics without a recorded assessment of renal function and electrolytes in the preceding 15 months. Secondary outcome measures; These relate to a number of other examples of potentially hazardous prescribing and medicines management. Economic analysis: An economic evaluation will be done of the cost per error avoided, from the perspective of the UK National Health Service (NHS), comparing the pharmacist-led intervention with simple feedback. Qualitative analysis: A qualitative study will be conducted to explore the views and experiences of health care professionals and NHS managers concerning the interventions, and investigate possible reasons why the interventions prove effective, or conversely prove ineffective. Sample size: 34 practices in each of the two treatment arms would provide at least 80% power (two-tailed alpha of 0.05) to demonstrate a 50% reduction in error rates for each of the three primary outcome measures in the pharmacist-led intervention arm compared with a 11% reduction in the simple feedback arm. Discussion: At the time of submission of this article, 72 general practices have been recruited (36 in each arm of the trial) and the interventions have been delivered. Analysis has not yet been undertaken.
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Background: Medication errors in general practice are an important source of potentially preventable morbidity and mortality. Building on previous descriptive, qualitative and pilot work, we sought to investigate the effectiveness, cost-effectiveness and likely generalisability of a complex pharm acist-led IT-based intervention aiming to improve prescribing safety in general practice. Objectives: We sought to: • Test the hypothesis that a pharmacist-led IT-based complex intervention using educational outreach and practical support is more effective than simple feedback in reducing the proportion of patients at risk from errors in prescribing and medicines management in general practice. • Conduct an economic evaluation of the cost per error avoided, from the perspective of the National Health Service (NHS). • Analyse data recorded by pharmacists, summarising the proportions of patients judged to be at clinical risk, the actions recommended by pharmacists, and actions completed in the practices. • Explore the views and experiences of healthcare professionals and NHS managers concerning the intervention; investigate potential explanations for the observed effects, and inform decisions on the future roll-out of the pharmacist-led intervention • Examine secular trends in the outcome measures of interest allowing for informal comparison between trial practices and practices that did not participate in the trial contributing to the QRESEARCH database. Methods Two-arm cluster randomised controlled trial of 72 English general practices with embedded economic analysis and longitudinal descriptive and qualitative analysis. Informal comparison of the trial findings with a national descriptive study investigating secular trends undertaken using data from practices contributing to the QRESEARCH database. The main outcomes of interest were prescribing errors and medication monitoring errors at six- and 12-months following the intervention. Results: Participants in the pharmacist intervention arm practices were significantly less likely to have been prescribed a non-selective NSAID without a proton pump inhibitor (PPI) if they had a history of peptic ulcer (OR 0.58, 95%CI 0.38, 0.89), to have been prescribed a beta-blocker if they had asthma (OR 0.73, 95% CI 0.58, 0.91) or (in those aged 75 years and older) to have been prescribed an ACE inhibitor or diuretic without a measurement of urea and electrolytes in the last 15 months (OR 0.51, 95% CI 0.34, 0.78). The economic analysis suggests that the PINCER pharmacist intervention has 95% probability of being cost effective if the decision-maker’s ceiling willingness to pay reaches £75 (6 months) or £85 (12 months) per error avoided. The intervention addressed an issue that was important to professionals and their teams and was delivered in a way that was acceptable to practices with minimum disruption of normal work processes. Comparison of the trial findings with changes seen in QRESEARCH practices indicated that any reductions achieved in the simple feedback arm were likely, in the main, to have been related to secular trends rather than the intervention. Conclusions Compared with simple feedback, the pharmacist-led intervention resulted in reductions in proportions of patients at risk of prescribing and monitoring errors for the primary outcome measures and the composite secondary outcome measures at six-months and (with the exception of the NSAID/peptic ulcer outcome measure) 12-months post-intervention. The intervention is acceptable to pharmacists and practices, and is likely to be seen as costeffective by decision makers.
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Mode of access: Internet.
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The preparation and administration of medications is one of the most common and relevant functions of nurses, demanding great responsibility. Incorrect administration of medication, currently constitutes a serious problem in health services, and is considered one of the main adverse effects suffered by hospitalized patients. Objectives: Identify the major errors in the preparation and administration of medication by nurses in hospitals and know what factors lead to the error occurred in the preparation and administration of medication. Methods: A systematic review of the literature. Deined as inclusion criteria: original scientiic papers, complete, published in the period 2011 to May 2016, the SciELO and LILACS databases, performed in a hospital environment, addressing errors in preparation and administration of medication by nurses and in Portuguese language. After application of the inclusion criteria obtained a sample of 7 articles. Results: The main errors identiied in the pr eparation and administration of medication were wrong dose 71.4%, wrong time 71.4%, 57.2% dilution inadequate, incorrect selection of the patient 42.8% and 42.8% via inadequate. The factors that were most commonly reported by the nursing staff, as the cause of the error was the lack of human appeal 57.2%, inappropriate locations for the preparation of medication 57.2%, the presence of noise and low brightness in preparation location 57, 2%, professionals untrained 42.8%, fatigue and stress 42.8% and inattention 42.8%. Conclusions: The literature shows a high error rate in the preparation and administration of medication for various reasons, making it important that preventive measures of this occurrence are implemented.
Diagnostic errors and repetitive sequential classifications in on-line process control by attributes
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The procedure of on-line process control by attributes, known as Taguchi`s on-line process control, consists of inspecting the mth item (a single item) at every m produced items and deciding, at each inspection, whether the fraction of conforming items was reduced or not. If the inspected item is nonconforming, the production is stopped for adjustment. As the inspection system can be subject to diagnosis errors, one develops a probabilistic model that classifies repeatedly the examined item until a conforming or b non-conforming classification is observed. The first event that occurs (a conforming classifications or b non-conforming classifications) determines the final classification of the examined item. Proprieties of an ergodic Markov chain were used to get the expression of average cost of the system of control, which can be optimized by three parameters: the sampling interval of the inspections (m); the number of repeated conforming classifications (a); and the number of repeated non-conforming classifications (b). The optimum design is compared with two alternative approaches: the first one consists of a simple preventive policy. The production system is adjusted at every n produced items (no inspection is performed). The second classifies the examined item repeatedly r (fixed) times and considers it conforming if most classification results are conforming. Results indicate that the current proposal performs better than the procedure that fixes the number of repeated classifications and classifies the examined item as conforming if most classifications were conforming. On the other hand, the preventive policy can be averagely the most economical alternative rather than those ones that require inspection depending on the degree of errors and costs. A numerical example illustrates the proposed procedure. (C) 2009 Elsevier B. V. All rights reserved.
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The procedure for online process control by attributes consists of inspecting a single item at every m produced items. It is decided on the basis of the inspection result whether the process is in-control (the conforming fraction is stable) or out-of-control (the conforming fraction is decreased, for example). Most articles about online process control have cited the stoppage of the production process for an adjustment when the inspected item is non-conforming (then the production is restarted in-control, here denominated as corrective adjustment). Moreover, the articles related to this subject do not present semi-economical designs (which may yield high quantities of non-conforming items), as they do not include a policy of preventive adjustments (in such case no item is inspected), which can be more economical, mainly if the inspected item can be misclassified. In this article, the possibility of preventive or corrective adjustments in the process is decided at every m produced item. If a preventive adjustment is decided upon, then no item is inspected. On the contrary, the m-th item is inspected; if it conforms, the production goes on, otherwise, an adjustment takes place and the process restarts in-control. This approach is economically feasible for some practical situations and the parameters of the proposed procedure are determined minimizing an average cost function subject to some statistical restrictions (for example, to assure a minimal levelfixed in advanceof conforming items in the production process). Numerical examples illustrate the proposal.
Resumo:
The truncation errors associated with finite difference solutions of the advection-dispersion equation with first-order reaction are formulated from a Taylor analysis. The error expressions are based on a general form of the corresponding difference equation and a temporally and spatially weighted parametric approach is used for differentiating among the various finite difference schemes. The numerical truncation errors are defined using Peclet and Courant numbers and a new Sink/Source dimensionless number. It is shown that all of the finite difference schemes suffer from truncation errors. Tn particular it is shown that the Crank-Nicolson approximation scheme does not have second order accuracy for this case. The effects of these truncation errors on the solution of an advection-dispersion equation with a first order reaction term are demonstrated by comparison with an analytical solution. The results show that these errors are not negligible and that correcting the finite difference scheme for them results in a more accurate solution. (C) 1999 Elsevier Science B.V. All rights reserved.