991 resultados para medico-pharmaceutical care
Resumo:
Scopo di questa tesi di dottorato è stabilire se l’obiezione di coscienza in ambito medico sia moralmente giustificabile. Esistono essenzialmente tre tipi di rifiuto motivati dall’obiezione di coscienza (1) rifiuto di informare un paziente relativamente alle opzioni terapeutiche come ad esempio l’uso di un contraccettivo di emergenza o l’interruzione volontaria di gravidanza (2) rifiuto di rinviare un paziente che chiede un particolare intervento (o terapia) presso un collega non obiettore (3) rifiuto di svolgere in prima persona una certa attività richiesta dal paziente Per rispondere a questo interrogativo si è svolta un’analisi filosofico-morale dei principali argomenti utilizzati dalla letteratura su questo tema per giustificare o per negare un diritto morale all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari. Il diritto degli operatori sanitari all’integrità morale e a non essere complici di attività ritenute immorali dev’essere infatti confrontato con il diritto dei pazienti ad avere un’assistenza sanitaria efficiente, a poter compiere scelte autonome riguardo alla propria salute e ad essere informati relativamente a tutte le opzioni terapeutiche disponibili. Nel corso dell’intero lavoro è stato dimostrato come suddetti diritti dei pazienti sono facilmente e frequentemente violati a causa dell’incidenza dell’obiezione di coscienza in ambito medico. L’analisi condotta nel corso del lavoro di tesi si concentra fondamentalmente su quattro importanti aspetti del problema quali diritto all’integrità morale dell’ operatore sanitario, obblighi professionali, cooperazione al male e laicità dello stato. Alla fine del lavoro di analisi si è giunti alla conclusione che: le obiezioni di tipo (1) e (2) non sono mai moralmente giustificabili perché comportano sempre una violazione dei diritti fondamentali del paziente. Le obiezioni di coscienza di tipo (3) sono moralmente accettabili solo quando non impongono un peso eccessivo al paziente, vale a dire quando il rinvio presso un collega non obiettore è veloce, sicuro e agevole. Tuttavia le condizioni ideali in cui vengono rispettati i criteri minimi di ammissibilità dell’obiezione di coscienza di tipo (3) non si verificano quasi mai nella realtà dei fatti (per ragioni ampiamente spiegate nel corso del lavoro), per cui tali obiezioni risultano in pratica solo raramente accettabili da un punto d vista morale.
Resumo:
L’obiettivo di questa tesi è rilevare se e quanto i medical dramas abbiano contribuito a ridefinire conoscenze, aspettative e pratiche dei telespettatori/pazienti rispetto a questioni concernenti la salute e il loro ruolo all’interno della relazione medico-paziente. Grazie ad un lavoro di campo, fatto di questionari e interviste con utenti, operatori della sanità di Centro e Nord Italia e studenti di Medicina, sono state poi registrate le modalità di interazione che i protagonisti della scena della cura dichiarano di sperimentare quotidianamente. Ciò ha permesso di rendere conto delle trasformazioni più recenti della professione medica e di come viene elaborato oggi il sapere sulla malattia da parte dei soggetti implicati, fra tecnicismi, atteggiamenti difensivi, sfiducia e affidamento. La tesi restituisce anche alcune modalità sperimentali di interazione fra pazienti e medici, messe in atto in contesti locali, che testimoniano l’esigenza di approdare a un sapere partecipato delle relazioni di cura. Infine, raccogliendo la sfida posta dalle medical humanities, immagina un utilizzo del medical drama nella formazione degli studenti di medicina per l’apprendimento di competenze narrative necessarie ad una pratica medica più umana e efficace.
Resumo:
La tesi approfondisce i profili processuale della responsabilità medica allo scopo di elaborare una proposta alternativa di gestione del contenzioso. Si esamina, altresì, il tema dei limiti di utilizzo della mediazione nelle controversie in cui vengono in gioco interessi di rilievo pubblicistico.
Resumo:
L’ obiettivo della tesi proposta è volto ad illustrare come la malattia diabetica può essere gestita a livello domiciliare attraverso dispositivi di monitoraggio della glicemia sempre più innovativi. La malattia diabetica è un disturbo metabolico che ha come manifestazione principale un aumento del livello di zucchero nel sangue (glicemia) dovuto ad una ridotta produzione di insulina, l’ormone secreto dal pancreas per utilizzare gli zuccheri e gli altri componenti del cibo e trasformarli in energia. È una delle patologie croniche a più ampia diffusione nel mondo, in particolare nei Paesi industrializzati, e costituisce una delle più rilevanti e costose malattie sociali della nostra epoca, soprattutto per il suo carattere di cronicità, per la tendenza a determinare complicanze nel lungo periodo e per il progressivo spostamento dell’insorgenza verso età giovanili. Le tecnologie applicate alla terapia del diabete hanno consentito negli ultimi vent’anni di raggiungere traguardi molto importanti, soprattutto per quanto riguarda l’ottimizzazione del controllo assiduo dei valori glicemici cercando di mantenerli il più costante possibile e ad un livello simile a quello fisiologico. La comunicazione medico-paziente è stata rivoluzionata dalla telemedicina che, offrendo la possibilità di una comunicazione agevole, permette di ottimizzare l’utilizzo dei dati raccolti attraverso l’automonitoraggio glicemico e di facilitare gli interventi educativi. I glucometri, che misurano la glicemia ‘capillare’, insieme ai microinfusori, sistemi di erogazione dell’insulina sia in maniera continua (fabbisogno basale), che ‘a domanda’ (boli prandiali), hanno sostanzialmente modificato l’approccio e la gestione del diabete da parte del medico, ma soprattutto hanno favorito al paziente diabetico un progressivo superamento delle limitazioni alle normali attività della vita imposte dalla malattia. Con il monitoraggio continuo della glicemia 24 ore su 24 infatti, si ha avuto il vantaggio di avere a disposizione un elevato numero di misurazioni puntiformi nell’arco della giornata attraverso sensori glicemici, che applicati sulla pelle sono in grado di ‘rilevare’ il valore di glucosio a livello interstiziale, per diversi giorni consecutivi e per mezzo di un trasmettitore wireless, inviano le informazioni al ricevitore che visualizza le letture ottenute dal sensore. In anni recenti, il concetto di SAP (Sensor-Augmented Insulin Pump) Therapy, è stato introdotto a seguito di studi che hanno valutato l’efficacia dell’utilizzo della pompa ad infusione continua di insulina (CSII, continuous subcutaneous insulin infusion) associato ai sistemi di monitoraggio in continuo della glicemia (CGM, continuous glucose monitoring) per un significativo miglioramento del controllo glicemico e degli episodi sia di ipoglicemia sia di iperglicemia prolungata. Oggi, grazie ad una nuova funzione è possibile interrompere automaticamente l’erogazione di insulina da parte del microinfusore quando la glicemia, rilevata dal sensore, scende troppo velocemente e raggiunge un limite di allarme. Integrare lettura della glicemia, infusione e sospensione automatica dell’erogazione di insulina in caso di ipoglicemia ha ovviamente aperto la porta al pancreas artificiale.
Resumo:
A number of state-level pharmaceutical assistance programs have been established as a result of the growing recognition of the role of pharmaceuticals in the long-term care of the elderly. However, existing research does not provide a coherent expectation for patterns of use by rural and urban elderly. The data for this analysis are drawn from a larger study of the Pennsylvania Pharmaceutical Assistance Contract for the Elderly (PACE). PACE provides prescription medicines for elderly who meet income requirements. The research project was designed to assess the characteristics of PACE program participants and non-participants on a wide range of issues. Chi-square analysis and regression models were used to assess the association between rural and urban residence and access to the PACE Program. The results indicate that rural/urban status of the elderly is not a significant predictor of the use of PACE. Other traditional variables (e.g., health self-rating and physician visits) did predict difference in the pattern of use.
Resumo:
Background. Pharmaceutical-sponsored patient assistance programs (PAPs) are charity programs that provide free or reduced-priced medications to eligible patients. PAPs have the potential to improve prescription drug accessibility for patients but currently there is limited information about their use and effectiveness. ^ Objectives and methods. This dissertation described the use of PAPs in the U.S. through the conduct of two studies: (1) a systematic review of primary studies of PAPs from commercially-published and “grey” literature sources; and (2) a retrospective, cross-sectional study of cancer patients' use of PAPs at a tertiary care cancer outpatient center. ^ Results. (1) The systematic review identified 33 studies: 15 evaluated the impact of PAP enrollment assistance programs on patient healthcare outcomes; 7 assessed institutional costs of providing enrollment assistance; 7 surveyed stakeholders; 4 examined other aspects. Standardized mean differences calculated for disease indicator outcomes (most of which were single group, pre-posttest designs) showed significant decreases in glycemic and lipid control, and inconsistent results for blood pressure. Grey literature abstracts reported insufficient statistics for calculations. Study heterogeneity made weighted summary estimates inappropriate. Economic analyses indicated positive financial benefits to institutions providing enrollment assistance (cost) compared to the wholesale value of the medications provided (benefit); analyses did not value health outcomes. Mean quality of reporting scores were higher for observational studies in commercially-published articles versus full text, grey literature reports. (2) The cross-sectional study found that PAP outpatients were significantly more likely to be uninsured, indigent, and < 65 years old than non-PAP patients. Nearly all non-PAP and PAP prescriptions were for non-cancer conditions, either for co-morbidities (e.g., hypertension) or the management of treatment side effects (e.g., pain). Oral chemotherapies from PAPs were significantly more likely to be for breast versus other cancers, and be a newer, targeted versus traditional chemotherapy.^ Conclusions. In outpatient settings, PAP enrollment assistance plus additional medication services (e.g., counseling, reminders, and free samples) is associated with improved disease indicators for patients. Healthcare institutions, including cancer centers, can offset financial losses from uncompensated drug costs and recoup costs invested in enrollment assistance programs by procuring free PAP medications. Cancer patients who are indigent and uninsured may be able to access more outpatient medications for their supportive care needs through PAPs, than for cancer treatment options like oral chemotherapies. Because of the selective availability of drugs through PAPs, there may be more options for newer, oral, targeted chemotherapies for the treatment breast cancer versus other for other cancers.^
Resumo:
"August 1995"--P. [4] of cover.
Resumo:
Background: It is essential for health-care professionals to calculate drug doses accurately. Previous studies have demonstrated that many hospital doctors were unable to accurately convert dilutions (e.g. 1:1000) or percentages (e.g. percentage w/v) of drug concentrations into mass concentrations (e.g. mg/mL). Aims: The aims of the present study were to evaluate the ability of health-care professionals to perform drug dose calculations accurately and to determine their preferred concentration convention when calculating drug doses. Methods: A selection of nurses, medical students, house surgeons, registrars and pharmacists undertook a written survey to assess their ability to perform five drug dose calculations. Participants were also asked which concentration convention they preferred when calculating drug doses. The surveys were marked then analysed for health-care professionals as a whole and then by subgroup analysis to assess the performance of each health-care-professional group. Results: Overall, less than 14% of the surveyed health-care professionals could answer all five questions correctly. Subgroup analysis revealed that health-care pro-fessionals' ability to calculate drug doses were ranked in the following order: registrars approximate to pharmacists > house surgeons > medical students >> nurses. Ninety per cent of health-care professionals preferred to calculate drug doses using the mass concentration convention. Conclusions: Overall, drug dose calculations were performed poorly. Mass concentration was clearly indicated as the preferred convention for calculating drug doses.
Resumo:
The European Society for Paediatric Endocrinology held a consensus workshop in Manchester, UK in December 2003 to discuss issues relating to the care of GH-treated patients in the transition from paediatric to adult life. Clinicians experienced in the care of paediatric and adult patients on GH treatment, from a wide range of countries, as well as medical representatives from the pharmaceutical manufacturers of GH participated.
Resumo:
Background: Intravenous (IV) fluid administration is an integral component of clinical care. Errors in administration can cause detrimental patient outcomes and increase healthcare costs, although little is known about medication administration errors associated with continuous IV infusions. Objectives: ( 1) To ascertain the prevalence of medication administration errors for continuous IV infusions and identify the variables that caused them. ( 2) To quantify the probability of errors by fitting a logistic regression model to the data. Methods: A prospective study was conducted on three surgical wards at a teaching hospital in Australia. All study participants received continuous infusions of IV fluids. Parenteral nutrition and non-electrolyte containing intermittent drug infusions ( such as antibiotics) were excluded. Medication administration errors and contributing variables were documented using a direct observational approach. Results: Six hundred and eighty seven observations were made, with 124 (18.0%) having at least one medication administration error. The most common error observed was wrong administration rate. The median deviation from the prescribed rate was 247 ml/h (interquartile range 275 to + 33.8 ml/ h). Errors were more likely to occur if an IV infusion control device was not used and as the duration of the infusion increased. Conclusions: Administration errors involving continuous IV infusions occur frequently. They could be reduced by more common use of IV infusion control devices and regular checking of administration rates.