119 resultados para Bookbinding
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"Appeared originally in the Pall Mall gazette and the English illustrated magazine."--Introd.
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Vol. 2 has special t.-p.; separate pagination.
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With reprint of original t.-p. of A description of the province of New Albion. [n. p.] 1648.
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Includes index.
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"Press of Stettiner, Lambert & Co., 129 & 131 Crosby St., New York."; vol. 2, pt. 2.
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Report published in the Proceedings of the National Conference on "Education in the Information Society", Plovdiv, May, 2013
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Hospitals from ancient Seville had an important heritage for survival of the institution and its patients. In order to keep this heritage, the officialdom settled down several control mechanisms that would serve to manage a profitable management of their income and rights. For this purpose, they developed devising instruments able to preserve their possessions and put them into operation. This article attempts to identify the defining elements of these books, called “protocolos de bienes” (protocols goods), indicating their characteristics and evolution from archaic models until the final form. This final form was reached late sixteenth and early seventeenth century, at which time devoted use main codex of hospitality. To do this, we used the documentary collec-tions of Seville, preserved in different archives of the city, from where they have taken several significant examples showing the changes that occurred in both its internal structure and its mate-rials manufacturing, underlining the participation of official, booksellers, illuminators and calligraphers. Similarly, it has high-lighted the multifaceted and multifunctional character of this ins-titutions that became also a corporate identity. The multiplicity of hospitals in Sevilla had different types and features of protocols, which were modificated according to the different needs of each institution.
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La presente tesi di dottorato ha come oggetto principale la catalogazione dei 120 frammenti latini manoscritti rinvenuti all’interno del fondo Parrocchie Soppresse della Città dell’Archivio Generale Arcivescovile di Bologna. Sono di lacerti di pergamena provenienti da antichi codici e documenti dismessi per varie ragioni, riutilizzati come materiale povero di legatoria per il confezionamento di registri parrocchiali di epoca moderna. I frammenti, che ad oggi si trovano tutti in situ, ossia svolgono ancora la loro funzione di riuso, rappresentano un variegato patrimonio manoscritto mutilo totalmente sconosciuto, reso per la prima volta accessibile proprio dal presente strumento descrittivo. In apertura al catalogo si colloca un’ampia sezione dedicata a delineare lo stato degli studi e degli orientamenti di ricerca intrapresi per proporre delle soluzioni alle criticità peculiari connesse alla catalogazione di manoscritti mutili: un dibattito che però ha preso in considerazione, quasi in maniera esclusiva, i frammenti di natura libraria. Pertanto, si è ritenuto necessario dare rilievo alle questioni poste dalla descrizione dei lacerti di documenti, estremamente frequenti tra le tipologie testuali reimpiegate. Tale considerazione appare necessaria, specialmente in un panorama di ricerca che si propone di guardare a grandi corpora frammentari con un approccio interdisciplinare, che si serve, inoltre, dei nuovi strumenti offerti dalle digital humanities. A dimostrazione dell’eterogeneità delle fonti rinvenute, le quali ricoprono un arco temporale che va dalla fine dell’XI secolo agli inizi del XVIII, si propongono due casi di studio rivolti all’analisi paleografica e testuale di un lacerto del De mulieribus claris di Boccaccio e di un testimone di XII sec. della Passio di S. Giuliana. Infine, la realizzazione del presente progetto è stata accompagnata da un parallelo censimento dei disiecta membra all’interno di altri fondi dell’Archivio Arcivescovile , un’operazione che, nonostante sia ancora in corso, ha già portato alla luce quasi 600 nuove maculature del tutto inedite.