921 resultados para Jewish prayer
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Nell’alveo delle indagini sulla storia del commercio librario nell’Italia del Settecento, attente a individuare i legami fra circolazione del libro, diffusione delle idee illuministe e riforme politiche nella seconda metà del secolo, la ricerca ha l’obiettivo di offrire un quadro articolato della fisionomia di un mercante del libro attivo nel periodo più intenso del riformismo estense nel ducato di Modena: Moïsè Beniamino Foà (1730-1821). Il primo capitolo della tesi riguarda le cariche ufficiali che questi ricoprì al servizio delle istituzioni culturali promosse da Francesco III d’Este, le vicende che lo implicarono nelle maglie della censura e il suo impegno civile e politico a favore dei processi di emancipazione degli ebrei in età giacobina e napoleonica. Il secondo tenta di interpretare la genesi della sua fortuna economica attraverso l’esame del testamento e dell’inventario dell’asse ereditario: nel panorama di precarietà dei mestieri del libro dal secolo dei lumi ai primi decenni della Restaurazione, pare arduo individuare un libraio comparabile a Foà per solidità e capacità di investimento. All’analisi della clientela del mercante è dedicato il terzo capitolo, che si sviluppa seguendo il filo dei rapporti diplomatici intessuti da Francesco III con le corti italiane nell’orbita dell’influenza politica e culturale asburgica. Si descrivono, quindi, i viaggi europei e la rete dei contatti commerciali che garantirono la ricchezza dell’offerta rispecchiata dai numerosi cataloghi librari pubblicati nel corso di oltre un cinquantennio. Di questi si offre una descrizione bibliografica e quantitativa con un affondo sulla diffusione del libro scientifico. Con la fisionomia del mercante viaggiatore, Foà coniugava quella dell’erudito bibliofilo: la ricerca si conclude con la presentazione della sua biblioteca e dei suoi rapporti con i filologi dell’epoca.
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L’obiettivo principale di questa ricerca è quello di affrontare le questioni critiche poste all’esegesi da uno dei passi paolini più discussi. Grazie all’impiego delle categorie connesse all’esperienza religiosa, si vuole argomentare la possibilità di leggere il viaggio celeste in termini di modello culturale attraverso il quale interpretare un’esperienza di contatto con il soprannaturale. L’approccio individuato può consentire di rivalutare la funzione di tale narrazione non solo nel contesto di 2 Corinzi, bensì anche in relazione ai paralleli letterari di matrice tanto giudaica e protocristiana quanto greco-romana. Conseguenza di simile analisi ad ampio raggio è il riconoscimento dell’importanza attribuita da Paolo ad esperienze di questo tipo, come testimoniato da alcuni brani centrali delle sue lettere.
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La tesi descrive e analizza la geografia delle moschee in Italia, un tema di grande attualità, in particolare per quanto riguardo il quadro degli studi geografici. La tesi ripercorre quello che è stato il processo di insediamento delle moschee in Italia, attraverso lo studio di casi esemplari, e analizza l’impatto che tale presenza ha esercitato sul territorio italiano, ed in particolare nel contesto urbano di Milano. Questo lavoro, infatti, permette di osservare il “processo di visibilizzazione” che una religione, assente fino a pochi decenni fa dal paesaggio italiano, imprime sul territorio, attraverso i luoghi di culto, le moschee. Il cuore di questo lavoro riflette sulla dimensione della “costruzione dello spazio” evidenziata dalla realizzazione di moschee. Infatti, i frequenti conflitti che accompagnano la proposta o la realizzazione di moschee dimostrano che non tutti hanno ugualmente “diritto alla città”, a un “posto” nello spazio. Le moschee non rappresentano solamente il simbolo della presenza di musulmani nello spazio europeo. Attraverso di esse è possibile leggere la posizione dei musulmani nella società italiana. Le sale di preghiera sorte inizialmente nelle città italiane, e in questo caso a Milano, in luoghi residuali e precari (cantine, garage, etc.) rappresentano una prima fase dell’insediamento dei musulmani nello spazio urbano. Un insediamento poco visibile e poco organizzato visto dalle istituzioni e dalla società senza grandi reazioni negative. I conflitti si innescano invece nel passaggio al tempo del riconoscimento, dell’istituzionalizzazione, in cui una presenza che si pensava temporanea o accidentale si fa stabile, organizzata, visibile e centrale. La realizzazione di moschee rappresenterebbe il passaggio da un’epoca di insediamento spontaneo di una minoranza religiosa arrivata recentemente al momento dell’istituzionalizzazione, dell’attribuzione di un “posto” riconosciuto e legittimo. Dunque, il passaggio dal tempo dell’ospitalità al “tempo del diritto alla città” e del riconoscimento.
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This research aims to identify the guidelines that are opposed to Judaism in the body of the work Dialogue with Trypho of Justin Martyr, using the methodology engendered by Norbert Elias and John L. Scotson in their work, The Established and the Outsiders. As a result, our research intends to contribute to unveil another aspect of Justin’s work, considered by many scholars as a proselytistic tool; by taking it as a document builder of the Christian identity trough its dissociation from Judaism. For this reason, this thesis investigates and reviews the socio-cultural and political environment that gave rise to Roman Christianity, taking into consideration Christian internal conflicts and the resulting dichotomies within the Roman Christian community, as a result of its departure from its Jewish matrix.
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L’obiettivo del lavoro di ricerca consiste nell’analisi dei dati archeologici della sinagoga di Bova marina (RC). Dopo una veloce descrizione della presenza ebraica in Italia, attraverso i reperti archeologici, si è passati ad analizzare i dati degli scavi degli anni ’80 del Novecento e successivamente si è proceduto a delle nuove analisi stratigrafiche per definire la cronologia della sinagoga e dell’intero sito di S. Pasquale. Nella tesi sono riportati i nuovi dati inerenti il rilievo della sinagoga, le nuove ipotesi interpretative delle due aree sepolcrali e la lettura di un nuovo edificio collegabile alla stessa fase di vita della sinagoga.
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La tesi ha per oggetto la cultura ebraica cretese nei secoli XIV-XVI e, in particolare, l’influsso esercitato su di essa dalla cultura e dalle tradizioni degli ebrei sefarditi e ashkenaziti che cominciarono a stabilirsi sull’isola a partire dalla metà del Trecento. La tesi si basa da un lato su fonti amministrative e notarili e, dall’altro, sui manoscritti ebraici prodotti o portati a Candia nel periodo considerato. Il primo capitolo tratta della comunità ebraica nel primo Cinquecento e porta nuove notizie a proposito della geografia della zudeca, delle sue sinagoghe, della sua composizione sociale, dell’entità della sua popolazione e della biografia del principale leader spirituale e culturale attivo a Candia a quell’epoca: Elia Capsali. Il secondo capitolo offre una panoramica sull’immigrazione ebraica a Candia nei secoli XIV-XV. Il terzo capitolo esplora alcune particolarità della liturgia sinagogale elaborata dagli ebrei candioti sotto l’influsso della tradizione ashkenazita. Il quarto capitolo tratta di due liste di libri databili alla seconda metà del Quattrocento (Bologna, Biblioteca Universitaria, ms. 3574 B) e suggerisce di considerarle come indicative del peso che ebbero alcuni immigrati ebrei catalani nella diffusione della cultura medica sefardita a Candia. Il quinto capitolo è dedicato al medico, filosofo e astronomo Mosheh ben Yehudah Galiano, il quale visse a Candia tra la seconda metà degli anni Venti del Cinquecento e il 1543. L’ultimo capitolo tratta degli effetti provocati dall’epidemia di peste del 1592-95 all’interno della zudeca di Candia.
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Pesiqta Rabbati is a unique homiletic midrash that follows the liturgical calendar in its presentation of homilies for festivals and special Sabbaths. This article attempts to utilize Pesiqta Rabbati in order to present a global theory of the literary production of rabbinic/homiletic literature. In respect to Pesiqta Rabbati it explores such areas as dating, textual witnesses, integrative apocalyptic meta-narrative, describing and mapping the structure of the text, internal and external constraints that impacted upon the text, text linguistic analysis, form-analysis: problems in the texts and linguistic gap-filling, transmission of text, strict formalization of a homiletic unit, deconstructing and reconstructing homiletic midrashim based upon form-analytic units of the homily, Neusner’s documentary hypothesis, surface structures of the homiletic unit, and textual variants. The suggested methodology may assist scholars in their production of editions of midrashic works by eliminating superfluous material and in their decoding and defining of ancient texts.
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Jewish messianic expectations have had multiple expressions. One such expression was Messiah Ephraim. The midrashic work Pesiqta Rabbati contains numerous messianic passages, as well as entire homilies, that focus mainly upon Messiah Ephraim. Ephraim, a son of Joseph, was adopted by Jacob (Gen 48:5). In Jewish texts other than Pesiq. Rab., the Ephraimite Messiah was consistently portrayed as a militant figure, a warrior. The objective of this article is to examine the messianic contours that apply both to Messiah Ephraim in Pesiq. Rab. and to Jesus in order to determine whether there are any Christian elements in the composition of certain passages in Pesiq. Rab.
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As the cliche goes, you write what you know. Coming into this the phrase was worn-out, something said by readers who hadn't studied Roland Barthes and still couldn't tell the difference between the life of the author and that of the protagonist. But since then, I've changed my mind: writing what you know is a more efficient way of saying that in order to be a good writer, you must understand whatyou're writing about. This concept may seem rudimentary, but when I started writing Al Cheit, the truth is, I didn't understand my subject.
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Cardiomyopathies are severe degenerative disorders of the myocardium that lead to heart failure. During the last three decades bovine dilated cardiomyopathy (BDCMP) was observed worldwide in cattle of Holstein-Friesian origin. In the Swiss cattle population BDCMP affects Fleckvieh and Red Holstein breeds. The heart of affected animals is enlarged due to dilation of both ventricles. Clinical signs are caused by systolic dysfunction and affected individuals die as a result of severe heart insufficiency. BDCMP follows an autosomal recessive pattern of inheritance and the disease-causing locus was mapped to bovine chromosome 18 (BTA18). In the present study we describe the successful identification of the causative mutation in the OPA3 gene located on BTA18 that was previously reported to cause 3-methylglutaconic aciduria type III in Iraqi-Jewish patients. We demonstrated conclusive genetic and functional evidence that the nonsense mutation c.343C>T in the bovine OPA3 gene causes the late-onset dilated cardiomyopathy in Red Holstein cattle.