954 resultados para Vasari, Giorgio, 1511-1574.
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The essay explores the socio-cultural role of the main academy in Parma, the Innominati (1574-1608), which flourished in the years when the Farnese dynasty was beginning to assert more forcefully its political control over the new state of Parma and Piacenza. The Innominati was from the start associated with the ruling dynasty, who must have recognized the importance of its cultural activities to strengthening their regime, particularly in the absence of a strong local university. This essay explores the institution’s contested position within the cultural landscape – as reflected also in its membership of courtiers, clergymen, and feudal aristocrats with more ambivalent relations with the Farnese. In particular, the focus falls on the theatrical activities of the group during the 1580s, a decade which saw the establishment of the Parma Index (1580) and the succession of the internationally celebrated Duke Alessandro Farnese (1587). Based on the little surviving evidence it is argued that the Academy in the 1580s became a creative hub for theatrical experimentation – through theoretical debate and composition, and possibly even performance. However, as relations between the Farnese and the local elites, especially feudal aristocrats, became more contested the Academy’s theatrical production and the public memory of this became increasingly controlled.
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Coordenação de Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior (CAPES)
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Con le "Imagini degli dei degli antichi", pubblicate a Venezia nel 1556 e poi in più edizioni arricchite e illustrate, l’impegnato gentiluomo estense Vincenzo Cartari realizza il primo, fortunatissimo manuale mitografico italiano in lingua volgare, diffuso e tradotto in tutta l’Europa moderna. Cartari rimodula, secondo accenti divulgativi ma fedeli, fonti latine tradizionali: come le ricche "Genealogie deorum gentilium" di Giovanni Boccaccio, l’appena precedente "De deis gentium varia et multiplex historia" di Lilio Gregorio Giraldi, i curiosi "Fasti" ovidiani, da lui stesso commentati e tradotti. Soprattutto, però, introduce il patrimonio millenario di favole ed esegesi classiche, di aperture egiziane, mediorientali, sassoni, a una chiave di lettura inedita, agile e vitalissima: l’ecfrasi. Le divinità e i loro cortei di creature minori, aneddoti leggendari e attributi identificativi si susseguono secondo un taglio iconico e selettivo. Sfilano, in trionfi intrisi di raffinato petrarchismo neoplatonico e di emblematica picta poesis rinascimentale, soltanto gli aspetti figurabili e distintivi dei personaggi mitici: perché siano «raccontate interamente» tutte le cose attinenti alle figure antiche, «con le imagini quasi di tutti i dei, e le ragioni perché fossero così dipinti». Così, le "Imagini" incontrano il favore di lettori colti e cortigiani eleganti, di pittori e ceramisti, di poeti e artigiani. Allestiscono una sorta di «manuale d’uso» pronto all’inchiostro del poeta o al pennello dell’artista, una suggestiva raccolta di «libretti figurativi» ripresi tanto dalla maniera di Paolo Veronese o di Giorgio Vasari, quanto dal classicismo dei Carracci e di Nicolas Poussin. Si rivelano, infine, summa erudita capace di attirare appunti e revisioni: l’antiquario padovano Lorenzo Pignoria, nel 1615 e di nuovo nel 1626, vi aggiunge appendici archeologiche e comparatistiche, interessate al remoto regno dei faraoni quanto agli esotici idoli orientali e dei Nuovi Mondi.