94 resultados para ICTUS ISQUEMICO


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ABSTRACT Background: L’ictus è una delle prime cause di morte e disabilità nel Mondo: in Europa il numero dei sopravvissuti ad ictus è circa 6 milioni. Tra gli esiti di questa patologia troviamo l’iperestensione di ginocchio, una deformità progressiva e invalidante che compromette il cammino e può essere associata a dolore. La riabilitazione dei soggetti colpiti può essere complessa, a causa della variabilità delle possibili eziologie. Ad oggi non esiste ancora un unico protocollo riabilitativo per il trattamento di questa patologia. L’obiettivo di questa revisione sistematica è quello di valutare l’efficacia dei trattamenti fisioterapici sull’iperestensione di ginocchio in soggetti colpiti da ictus. Metodi: Banche dati: PUBMED, PEDro, Cochrane. Studi inclusi: Trial clinici randomizzati sull’efficacia degli interventi fisioterapici sull’iperestensione di ginocchio in soggetti colpiti da ictus. Questa revisione è stata redatta seguendo la checklist del PRISMA statement. Risultati: Sono stati inclusi 4 studi (3RCT,1CCT), con identificazione di due tipi di intervento: trattamento propriocettivo e con ortesi. Tutti gli interventi hanno prodotto miglioramenti sul cammino dei partecipanti, nel breve termine. L’outcome che ha riportato un miglioramento significativo in seguito agli interventi effettuati è quello riguardante i gradi di iperestensione di ginocchio. Per quanto riguarda la velocità del cammino, è stato riscontrato un miglioramento significativo soltanto in uno dei quattro studi inclusi. Conclusioni: Sono state trovate evidenze in favore dell’allenamento propriocettivo abbinato alla normale fisioterapia nel trattamento dell’iperestensione di ginocchio in soggetti con esiti di ictus e iperestensione di ginocchio, nel breve termine. Questo approccio potrebbe migliorare la qualità del cammino e quindi anche l’autonomia e la qualità di vita di questi pazienti.

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L’ictus è la terza causa di morte al mondo, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie, causando il 10-12% di tutti i decessi all’anno, ed è la principale causa di invalidità e la seconda di demenza. Solamente il 25% dei pazienti sopravvissuti guarisce completamente, mentre il 75% sopravvive con qualche forma di disabilità, e la metà di questi presenta un’invalidità talmente grave da non essere più autosufficiente. Il peso di questo disturbo dal punto di vista economico è altrettanto importante. In tutto il mondo, l’ictus è responsabile di circa il 2-4% dei costi totali per la sanità, e più del 4% delle spese sanitarie dirette nei paesi industrializzati. È evidente la necessità ottimizzare la diagnosi, il trattamento e la riabilitazione di questo disturbo. Una delle tecniche emergenti per la riabilitazione post ictus è la stimolazione magnetica transcranica (TMS). La TMS è una tecnica non invasiva e indolore di neuro stimolazione e neuro modulazione che permette di stimolare o inibire alcune aree della corteccia cerebrale. Questo metodo prevede l’induzione di un campo elettrico all’interno del cervello per mezzo della variazione di un campo magnetico esterno, che genererà la depolarizzazione o iperpolarizzazione dei neuroni sottostanti, e la conseguente nascita di potenziali di azione. Quando viene applicata alla corteccia motoria primaria, la TMS può attivare il tratto corticospinale e provocare degli spasmi nei muscoli associati, ovvero dei potenziali motori evocati (MEP), che possono fornire informazioni su diversi parametri fisiologici. La TMS può essere utilizzata come strumento di diagnosi, prognosi e terapia, a seconda della tipologia di stimolazione utilizzata, dalla tipologia di bobina e dalla sede della stimolazione. Lo scopo di questo elaborato è di descrivere le recenti applicazioni della TMS nella riabilitazione post ictus, facendo una distinzione tra il suo utilizzo come strumento di prognosi e di terapia.

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A sixty-nine year old man suffered a stroke fourteen weeks after the onset of right herpes zoster ophthalmicus (HZO). Hemispheric infarction was documented by a computed tomography which showed a small hypodense zone in the right internal capsula; after contrast there was enhancement of this hypodense area. Cerebral angiography and cerebral-spinal fluid were not done. Despite of a diagnosis of probability the authors report the case and review the literature. A long latency between the HZO and onset of neurological deficit is stressed. New antiviral agents may prevent the ictus.

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Objectives: To describe clinical, radiological findings, and outcome in a multiethnic population of stroke survivors with basilar artery occlusive disease (BAOC). Methods: Forty patients with infarcts in the basilar artery (BA) territory, alive 30 days after the ictus, participated in the study. BA stenosis (>50%) or occlusion was shown by magnetic resonance or digital subtraction angiography in all patients. Demographical, clinical and radiological characteristics were described. Modified Rankin Scale (MRS) scores at 30 days and 6 months after the ischemic event were evaluated. Association between demographical, clinical, radiological features and outcome were analyzed with Chi-square and Fisher`s exact tests. MRS scores at 30 days and 6 months were compared with the Wilcoxon test. Results: Sixty percent of the patients were men, and 33% were Afro-Brazilian. Mean age was 55.8 +/- 12.9 years. Most (90%) had multiple vascular risk factors. Stroke was preceded by TIA in 48% of the patients, and 80% had a history of arterial hypertension. The most common neurological symptom was vertigo/dizziness (60%) and the sign, hemiparesis (60%). Most of the infarcts were located in the pons (85%) and the BA middle third was the most frequently affected segment (33%). BA occlusion occurred in 58% of the patients. More severe vascular occlusive lesions were present in Whites (p = 0.002) and in patients with involvement of the middle third of the BA (p = 0.021). Large-artery atherosclerosis was the most common stroke etiology (88%) and was more frequent in older patients (p < 0.001). Most patients were treated with anticoagulation. MRS scores improved significantly at 6 months (p < 0.001): at this time, 78% of the patients had MRS scores between 0 and 2. Conclusions: We observed different results compared with other series: greater proportion of Afro-descendents, higher frequency of atherosclerosis and BA occlusion. Rates of preceding TIAs and good outcome at 6 months were similar to previously published data. These results represent a step forward towards understanding BAOC in a multiethnic context. (C) 2009 Elsevier B.V. All rights reserved.

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OBJETIVO: Avaliar a gravidade das complicações cardíacas na asfixia neonatal, sua evolução e correlacioná-las com o grau e duração do processo hipóxico. MÉTODOS: Foram estudados 90 bebês nos últimos 7 anos com grau de Apgar <6 no 5°min de vida. Pelo protocolo, após o exame físico e os cuidados intensivos, eram submetidos a dosagem do pH arterial, CPK-MB, DHL, glicemia, além da realização de radiografia de tórax, eletrocardiograma (ECG), ecocardiograma, seriados e repetidos a cada semana. Aqueles que faleceram eram levados à necropsia. RESULTADOS: Dos 90, 73 (81%) eram prematuros, 30 (41%) eram apropriados para a idade gestacional (AIG) e 43 (59%) eram pequenos(PIG). Em 21 (23%) casos havia pH arterial <7,2. Os quadros clínicos mais observados foram: pneumonia em 28 (31%), anemia 24 (26%) e icterícia moderada 12 (5%), entre outros. Ao exame físico observaram-se: sopro sistólico em 46 (50%), ictus propulsivo 18 (20%) e ICC em 8 (9%). No ECG, os sinais mais freqüentes foram alterações de repolarização (ST e T) em 44 (49%). No ecocardiograma, observou-se persistência do canal arterial (PCA) em 20 (22%), regurgitação tricúspide em 6 (7%), hipertensão pulmonar em 6 (8%), hipocontratilidade de VE e dilatação de VD em 4 (5%). Dos 23 óbitos, 14 foram estudados e as alterações mais freqüentes foram necrose de fibras em 8 (68%) casos e em 4 (29%) congestão, vacuolização e perda de estriação. CONCLUSÃO: A maioria teve evolução favorável mesmo naqueles que tiveram acidemia importante. Muitas alterações de ECG e ecocardiograma se normalizaram. Daqueles que evoluíram para o óbito, as lesões mais graves ocorreram nos que sofreram, por mais tempo, processo anóxico.

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Abstract Bradykinin (BK) was shown to stimulate the production of physiologically active metabolites, blood-brain barrier disruption, and brain edema. The aim of this prospective study was to measure BK concentrations in blood and cerebrospinal fluid (CSF) of patients with traumatic brain injury (TBI), subarachnoid hemorrhage (SAH), intracerebral hemorrhage (ICH), and ischemic stroke and to correlate BK levels with the extent of cerebral edema and intracranial pressure (ICP). Blood and CSF samples of 29 patients suffering from acute cerebral lesions (TBI, 7; SAH,: 10; ICH, 8; ischemic stroke, 4) were collected for up to 8 days after insult. Seven patients with lumbar drainage were used as controls. Edema (5-point scale), ICP, and the GCS (Glasgow Coma Score) at the time of sample withdrawal were correlated with BK concentrations. Though all plasma-BK samples were not significantly elevated, CSF-BK levels of all patients were significantly elevated in overall (n=73) and early (≤72 h) measurements (n=55; 4.3±6.9 and 5.6±8.9 fmol/mL), compared to 1.2±0.7 fmol/mL of controls (p=0.05 and 0.006). Within 72 h after ictus, patients suffering from TBI (p=0.01), ICH (p=0.001), and ischemic stroke (p=0.02) showed significant increases. CSF-BK concentrations correlated with extent of edema formation (r=0.53; p<0.001) and with ICP (r=0.49; p<0.001). Our results demonstrate that acute cerebral lesions are associated with increased CSF-BK levels. Especially after TBI, subarachnoid and intracerebral hemorrhage CSF-BK levels correlate with extent of edema evolution and ICP. BK-blocking agents may turn out to be effective remedies in brain injuries.

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Estudi prospectiu en 41 pacients amb ictus agut mitjançant poligrafia respiratòria i repetició als 3 mesos (29) per avaluar el paper de la SAHS en l’ictus agut i la relació amb les CPEs. En fase estable va disminuir significativament l’IAH total i la prevalença de SAHS greu, sense relació amb el pronòstic. L’estudi de la SAHS en l’ictus agut pot sobreestimar la prevalença de SAHS greu, dada rellevant front la decisió d’iniciar tractament amb CPAP. Les CPEs mostren un pic als 7 dies post-ictus i els pacients SAHS presenten uns valors basals menors, possible reflex de la seva disfunció endotelial.

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L’ictus és un dels reptes sanitaris més importants al nostre país ja que l’únic tractament disponible és l’administració de trombolítics durant les 4,5 primeres hores i menys d’un 10% dels pacients poden beneficiar-se’n. Publicacions anteriors han demostrat que el tractament de l’ictus amb estatines pot reduir l’extensió del teixit infartat i millorar la funció neurològica, per això proposem fer un estudi experimental usant un model d’isquèmia en rata, que evidenciï si el tractament combinat de Simvastatina i rt-PA incrementa el benefici obtingut únicament amb fàrmacs trombolítics i avaluï la seva seguretat quan s’administra durant la fase aguda (transformacions hemorràgiques i incidència d’infeccions).

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Es recullen les dades dels pacients amb ictus agut (isquèmic i hemorràgic) que ingressen al nostre servei i es comparen les dades epidemiològiques, clíniques i de pronòstic de dones i homes. En l'anàlisi comparatiu s’objectiven diferències en quant als factors de risc entre ambdós sexes. I es troben factors independents de mal pronòstic en els pacients amb un ictus isquèmic: l'antecedent de cardiopatia isquèmica, l’escala de rankin previ i l'escala canadenca a l'ingrés. En l'anàlisi de regressió logística es troben factors independents de mal pronòstic en els pacients amb una hemorràgia cerebral l'edat i l'escala canadenca a l'ingrés.

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Revisió retrospectiva de pacients menors de 50 anys ingressats en el servei de Neurologia amb patologia cerebrovascular aguda des de gener 2006 fins desembre 2009, amb l'objectiu principal de descriure la implicació de la cocaïna en la patologia vascular cerebral en pacients joves. Es comparen 18 pacients amb nivells de cocaïna positius a l'ingrés i 79 pacients amb nivells negatius. De tots ells, es recullen diferents variables que defineixen el perfil de risc vascular, característiques clínico-topogràfiques de l'ictus i morbimortalitat associada als mateixos; finalment es realitza una anàlisi estadística de les dues poblacions.

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Per avaluar la utilitat dels biomarcadors en el diagnòstic etiològic de l’ictus agut, es van estudiar pacients amb ictus isquèmic agut no lacunar, en els quals es va fer una exploració cardiològica i es van determinar els biomarcadors plasmàtics seleccionats (CKMB, pèptid natriurètic cerebral(BNP), D-dímer, mioglobina i troponina I). Els pacients amb fibril•lació auricular i els pacients amb patologia embòlica en l’estudi amb ecocardiograma transtoràcic(ETT) van mostrar nivells més elevats de CKMB i BNP respecte els pacients amb ritme sinusal i estudi ETT normal, respectivament. Després de la regressió logística, CKMB i BNP es mantenien com a predictors independents de font embòlica.

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INTRODUCTION Vitamin D deficiency produces inadequate bone mineralization, proximal muscle weakness, abnormal gait and increased risk of falls and fractures. Moreover, in epidemiological studies, has been associated with increased risk of cancer, autoimmune diseases, type 1 and 2 diabetes, rheumatoid arthritis, multiple sclerosis, infectious diseases, cardiovascular diseases and depression. When synthesis through the skin by sun exposure is not possible and the patient can not eat by mouth, as in the advanced stages of various neurological diseases, the supply of vitamin D has to be done by enteral nutrition. OBJECTIVES The aim of this study is to review the role of vitamin D in a common group of neurological conditions that often require artificial nutrition and analyze whether the vitamin D of different enteral nutrition formulas is adequate to meet the needs of this group of patients. RESULTS Numerous studies have shown the association between vitamin D deficiency and increased incidence of dementia, stroke and other neurodegenerative diseases. Interventions aimed to increase levels of vit. D and its effects on functional (falls, pain, quality of life) and cardiovascular goals (cardiovascular death, stroke, myocardial infarction, cardiovascular risk factors) have obtained as highlight data a clear reduction of falls and fractures, while the evidence for the other parameters studied is still limited and inconsistent. The content of calcium and vitamin D of enteral formulas is legislated in our country. The total amount of vitamin D for a daily intake of 1,500-2,000 kcal ranges between 300 and 1,600 IU/d (mean ± SD: 32.9 ± 8.5 mg/100 kcal) in the complete formulas for enteral nutrition most commonly used. 50% of the diets studied, for an intake of 2,000 kcal/d, and 90% for an intake of 1,500 kcal/d, provide less than 600 IU/d of vitamin D. DISCUSSION Some revised recently guidelines published recommendations of daily intake of vitamin D. The document published by the U.S. Institute of Medicine recommended for adults between 19 and 70 years, 600 IU/d and up from 70, proposes 800 IU/d of vitamin D. These amounts are deemed insufficient by other scientific societies to state that to achieve blood levels of 25 (OH) D equal or greater than 30 ng/ml may be required a daily intake of 1,500-2,000 IU and a number two or three times higher if previous deficiency exists. CONCLUSIONS Further controlled studies are needed to ascertain which is the appropriate dose of vitamin D in advanced stages of neurological disease, where sun exposure is difficult and unlikely. We suggest that the vitamin D content should probably be reconsidered in enteral nutrition formulas, which, in light of recent publications appear as clearly insufficient for standard energy intakes (1,500-2,000 kcal).

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: Para estudiar la historia natural del ictus isquémico por oclusión de gran vaso de la circulación anterior se seleccionó una muestra prospectiva de pacientes con ictus agudo que no recibieron terapias de reperfusión en los que se confirmó una oclusión de gran vaso de la circulación anterior mediante Dúplex transcraneal. El 74% de los pacientes tuvo mal pronóstico. Los pacientes con oclusión de la a.carótida interna terminal y de la a.cerebral media proximal tuvieron peor pronóstico funcional y mayor porcentaje de mortalidad a los tres meses que los pacientes con oclusión de la a.cerebral media distal.

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La aterosclerosis cérvico-cerebral es una de las principales causas de ictus isquémico, y por tanto, de morbimortalidad en nuestro medio. La detección de la misma en su fase asintomática mediante instrumentos como la función REGICOR, el grosor íntima-media y el índice tobillo-brazo podría mejorar las estrategias de prevención primaria. Comprobamos que, en nuestra cohorte de 933 sujetos sin antecedentes cardiovasculares, los tres factores (REGICOR≥10, GIM≥0.9, ITB≤ 0.9) se asociaron de forma independiente con la presencia de aterosclerosis cérvico-cerebral y de cualquier localización (extracraneal-intracraneal-combinada). La utilización conjunta de REGICOR e ITB podría facilitar el diagnóstico precoz de la aterosclerosis cérvico-cerebral subclínica.

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Pacientes: Participación de dos grupos experimentales de pacientes diagnosticados de Accidente cerebrovascular crónico (ACV), sometidos aleatorizadamente a un tratamiento acuático o terrestre de 24 semanas. Intervención: El tratamiento tanto acuático como terrestre tendrá una duración de 60 minutos y se realizará tres veces por semana, consistiendo principalmente en la realización de ejercicios diseñados específicamente para mejorar el equilibrio y secundariamente otras capacidades físicas básicas.Comparación: Se compararan las mejoras del equilibrio medidas en el grupo que realiza ejercicio físico en un medio terrestre con el grupo que lo realiza en un medio acuático. Objetivo: Evaluar los beneficios del ejercicio físico acuático en comparación con los realizados en un medio terrestre, en la reeducación del equilibrio en pacientes con ACV. Metodología: Los sujetos serán seleccionados de forma aleatorizada en dos grupos, ambos experimentales, distinguiendo un grupo de tratamiento acuático y un grupo de tratamiento terrestre. Ambos grupos recibirán un tratamiento de 72 sesiones y serán evaluados utilizando diferentes instrumentos de medida como; la escala del equilibrio de Berg, Time Up and Go test, índice de Barthel, escala especifica de Calidad de vida, Falls-Related Efficacy Scale, Tinetti test y Cognitive Impairment Test.