1000 resultados para Cultura de Consumo


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La tesi di dottorato focalizza su quei fenomeni nei quali è particolarmente visibile una diffusa propensione all’assunzione di responsabilità nei confronti del significato e delle conseguenze del proprio agire di mercato. La tesi esamina le implicazioni connesse ad una nuova etica del consumo sia dal punto di vista del consumatore sia da quello dell’impresa, in particolare indaga l’atteggiamento di consumatori e produttori rispetto a pratiche di responsabilità sociale di impresa. Nel primo capitolo “Dimensioni di un consumo in evoluzione” le griglie concettuali interpretative del fenomeno del consumo vengono distinte da quelle peculiari del sistema produttivo, arrivando all’individuazione di strumenti che svelano le logiche proprie del fenomeno indagato. In questo scenario la società complessa corrisponde alla società dei consumi e il consumo diventa area esperienziale, capace anche di creare senso, orizzonti valoriali e di assumere valenze interattive e simboliche. Nel secondo capitolo “Il cittadino consumatore” è stato rappresentato il variegato mondo del consumatore, quel cittadino che si esprime politicamente non solo con il voto ma anche attraverso le proprie pratiche di consumo che veicolano scelte, ideali, valori. Sono rappresentati i tanti volti del consumatore “responsabile”, “critico” ed “etico”, attraverso lo studio del commercio equo e solidale, i Gas, la finanza etica, tutti significativi segnali di mutamento con cui governi e imprese sono chiamati a confrontarsi. Vengono prese in esame ricerche nazionali e internazionali per meglio comprendere quanto e con quali modalità sono diffuse, nella popolazione, pratiche di consumo responsabile rispetto a ben identificate pratiche di Rsi. Nel terzo capitolo “La Responsabilità Sociale d’Impresa” si approfondisce il concetto di responsabilità sociale di impresa: sono illustrate le evoluzioni che questa prassi ha subito nel corso della storia, le sue differenti declinazioni attuali, gli elementi che la distinguono, i suoi strumenti. Nel quarto capitolo “La responsabilità sociale di impresa e la grande distribuzione” vengono analizzate le relazioni esistenti tra la grande distribuzione (Coop e Conad) e la Rsi, considerando anche il ruolo della grande distribuzione, nella metropoli, nelle scelte di consumo. Nello specifico si vogliono comprendere le strategie aziendali, la struttura organizzativa, i servizi, i prodotti “etici” distribuiti e la loro relazione con il consumatore. Il quinto capitolo “La ricerca” contiene la ricerca empirica, 60 interviste in profondità somministrate a consumatori di Coop e Conad e a elementi rappresentativi (dirigenti) delle aziende in questione; l’elaborazione dei dati avviene con l’analisi di contenuto attraverso la costruzione di frasi chiave. Le conclusioni finali a cui perveniamo cercano di fare luce sul mondo del consumo e su quello dell’impresa nel momento in cui si confrontano con la responsabilità del proprio agire. Emergono diversi elementi per sostenere che la cultura della responsabilità assume un peso tutt’altro che marginale nelle strategie di azione delle imprese e nell’analisi del comportamento dei consumatori. Il sistema impresa assume la responsabilità come elemento qualificante la propria politica industriale, legandolo alla sostenibilità, alla reputazione, al rapporto fiduciario con il cliente. Analizzando il ruolo dei cittadini consumatori nello spazio di riferimento, nell’impegno e nel tentativo di decidere, attraverso determinati consumi, il modo di vivere il proprio territorio, abbiamo forse compreso qualcosa in più. Si veicola attraverso le scelte di consumo un’idea di vivere la città per cui è imprescindibile la qualità della vita, perseguita anche attraverso l’approvazione o, di converso, il disconoscimento delle imprese e dei rispettivi prodotti. Nell’analisi dell’atteggiamento partecipativo del cittadino verso la propria sfera pubblica possiamo sostenere che la dimensione del consumo tracima di gran lunga il mercato prefigurando un differente modello di società.

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La tesi di dottorato “Buoni cibi per buoni pensieri. Rituali di consumo alimentare tra flussi di globalizzazione e pratiche di localizzazione” verte attorno allo studio e all’approfondimento della sociologia dei consumi, con particolare riferimento alle relazioni che si possono instaurare tra i comportamenti alimentari collettivi a livello locale e il sistema globale. Il focus dell’analisi si incentra sulla sostenibilità dei consumi, fenomenologia esemplificativa di una modalità di rapporto degli uomini con i cibi innovativa e al contempo nient’affatto scontata: non soltanto a livello individual-collettivo come strumento di intelligibilità sociale e costruzione di senso, ma anche sul piano sistemico come rapporto con l’ambiente e il mondo circostante. In effetti, il percorso di studi che ha condotto all’elaborazione teorica ed empirica della tesi di dottorato, pur muovendo da studi radicati nella letteratura socio-antropologica come il consumo dei cibi e la cultura da essi veicolata, viene oggi inquadrata all’interno di nuovi scenari sullo sfondo del mutamento socioeconomico: le pratiche di sostenibilità causate dalle ambivalenti ripercussioni giocate dalla globalizzazione sui sistemi sociali. Se è vero infatti che oggi si vive in una società complessa, caratterizzata dalla crescente centralità del sistema del consumo rispetto agli altri sottosistemi, è evidente come una ri-lettura critica delle sue dimensioni simboliche ed intersoggettive nel senso del ridimensionamento degli aspetti legati alla mercificazione e al materialismo, faccia sì che la tesi dottorale si orienti sulla ricerca di una sostenibilità oggi tanto diffusa, da sostanziarsi sempre più anche nelle pratiche di consumo alimentare. Oggetto specifico di questo lavoro sono dunque, senza pretesa di esaustività ma rappresentative del contesto spaziale preso in esame, fenomenologie del consumo alimentare italiano all’interno di uno scenario globale: in particolare, si affronta la nuova cultura della sostenibilità che nasce dall’incontro fra i cittadini-consumatori e le complesse tematiche emergenti del sistema sociale di riferimento.

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Se toma como punto de partida la polisemia de Cultura Mediática y la necesidad de precisar el concepto. El objetivo del trabajo es pensar y profundizar la perspectiva del ambiente mediático para pensar algunos fenómenos de la vida contemporánea. Afirmamos que los individuos están inmersos en una Cultura Mediática integrada por dos sistemas interrelacionados pero relativamente independientes: un sistema técnico, un grupo de soportes y de premisas que guían su funcionamiento, y un sistema simbólico, un conjunto de producciones culturales mediáticas y de modos de acercamiento de los individuos con la producción y el consumo de esos productos.

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Pensar los jóvenes de hoy implica pensar nuevas modalidades de consumo, de producción y de construcción identitaria en una sociedad compleja, atravesada en los últimos años por sucesivas transformaciones en sus diferentes esferas. En este sentido las producciones de jóvenes diseñadores independientes se plantean como un nuevo espacio de participación económica y cultural. Productos diseñados por diseñadores, artistas o amateurs proponen una nueva manera de "vestir" la vida cotidiana. Productos de diseño, indumentaria, accesorios o aquello que acompañe al sujeto en su cotidianidad, son construidos en torno a una nueva cultura identitaria frente a la crisis de la sociedad de masas, proponiendo una opción sugerente de distinción social. Los diseños como objetos simbólicos de valor distintivo, en un espacio social de reconocimiento de lo no-masificado, son ofrecidos como productos que aportan identidad al usuario, caracterizados por ser originales, exclusivos o simplemente "de diseño". Se propone en este trabajo conocer la manera en que estos diseñadores participan en el espacio social, económico y cultural, e indagar cómo perciben el diseño y sus propias creaciones en tanto posible influencia en la conformación de una cultura identitaria -configurada en torno al diseño-, tratándose justamente de creaciones únicas orientadas a un público que apela a la 'no masividad'.

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Se presenta un trabajo elaborado a partir de la puntualización de algunas dimensiones estudiadas en la tesis de maestría "El menú cívico. las representaciones de la ciudadanía en los manuales de Ciencias Sociales y Formación Etica y Ciudadana de la Escuela General Básica", que fue dirigida por la Dra. Myriam Southwell para la Maestría en Ciencias Sociales y Educación de la Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales(FLACSO). El objeto de la investigación fue analizar la construcción de la ciudadanía como contenido curricular. En ese sentido, la tesis pretende mostrar la articulación entre los fenómenos estructurales de las últimas décadas del siglo XX y su representación simbólica, en este caso, como contenido escolar que servirá para educar a los futuros ciudadanos. En ese marco, una de las dimensiones investigadas se relaciona con la construcción de la identidad de los jóvenes ciudadanos. Las dimensiones culturales de la globalización tienen en los manuales un fuerte sentido configurador de la identidad de los jóvenes, en ese sentido, la "aldea global" parece ser el marco paradigmático para la construcción de una identidad desterritorialazada. La cultura global propondrá toda una serie de elementos para la constitución de la identidad en la que sobresale el consumo pero también otras dimensiones que proponen una visión individualista y hedónica de la sociedad

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En la actualidad, el cuerpo adquiere una especial centralidad, pues es a la vez uno de los espacios privilegiados del consumo y uno de los objetos más frecuentemente mercantilizados. Ciertas actividades que se propone de forma comercial, plantean relaciones con el cuerpo dementes, se presenta como deseable un modelo de cuerpo inalcanzable, la educación física debería ofrecer el equilibrio y encuentro con ellas, pero no lo hace, ya que quienes participan de clases expresan que la realizan con fines estéticos y de salud para con el cuerpo. Se impone un estilo de vida cuya dinámica parece consistir en una lucha permanente contra el propio cuerpo, en donde la educación física forma parte de esta regulación corporal tallando cuerpos formas, no respetando las diversidades de usos y sensibilidades corporales. Hablar de este cuerpo forma impuesto por los sectores hegemónicos es negar el multifacetismo del cuerpo de las prácticas.

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Esta exposición está sustentada en un trabajo práctico realizado para el seminario de Educación Corporal de la maestría que lleva el mismo nombre. Su origen surge de la construcción de un nuevo análisis del cuerpo en función de un paradigma distinto. Ya no es sólo el cuerpo de las ciencias biológicas sino el cuerpo en las ciencias sociales. Un cuerpo significado y atravesado por los cambios culturales y sociales. Un cuerpo como receptor de los dispositivos de regulación y control social. Un cuerpo no apreciado únicamente como un conjunto de "carne y hueso " sino un cuerpo que siente , piensa y actúa en forma integrada .Que se emociona , imagina y crea. Una visión más amplia y humanizada del cuerpo de cada sujeto. La intención de esta presentación es poder analizar y reflexionar sobre la irrupción de las lógicas comerciales orientadas a sacar provecho del cuerpo, apelando a mensajes mediáticos que son aceptados por un sector de la sociedad. Se estudiará lo que sucede con los gimnasios y los discursos naturalizados en relación a esta actividad. Se focalizará la temática en la tensión existente entre el cuerpo y la lógica del mercado.

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Desde comienzos del siglo XX se hace evidente el interés por la cultura artística en el público masivo, lo que origina aspiraciones contrastantes con la escasez de capital simbólico de la que partían. La revista rioplatense Caras y Caretas alimentó ese interés, poniendo en circulación multitud de textos e imágenes y dio lugar a un imaginario de visibilidad en el cual era posible pasar del consumo a la producción cultural. El artículo analiza ese fenómeno a partir de textos y dibujos de colaboradores inexpertos.

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Es un lugar común la casi inexistente contribución de España a Ia literatura de corte erótico. Esta cuestión se relaciona, al mismo tiempo, con Ia consideración acerca de qué se considera "pornográfico". Aquí es necesario tener en cuenta, empero, en qué medida lo pornográfico implica la mirada del sujeto que lo percibe como tal. La arqueología, por su parte, ha venido dando pruebas de los cambios en la recepción de Ia iconografía antigua; y de este modo ha venido a echar cierta luz sobre la consideración de lo erótico en la misma España, donde la tabuización de Ia sexualidad por el poder eclesiástico ha acorralado lo erótico a un consumo masivo y trivial.

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Desde comienzos del siglo XX se hace evidente el interés por la cultura artística en el público masivo, lo que origina aspiraciones contrastantes con la escasez de capital simbólico de la que partían. La revista rioplatense Caras y Caretas alimentó ese interés, poniendo en circulación multitud de textos e imágenes y dio lugar a un imaginario de visibilidad en el cual era posible pasar del consumo a la producción cultural. El artículo analiza ese fenómeno a partir de textos y dibujos de colaboradores inexpertos.

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Es un lugar común la casi inexistente contribución de España a Ia literatura de corte erótico. Esta cuestión se relaciona, al mismo tiempo, con Ia consideración acerca de qué se considera "pornográfico". Aquí es necesario tener en cuenta, empero, en qué medida lo pornográfico implica la mirada del sujeto que lo percibe como tal. La arqueología, por su parte, ha venido dando pruebas de los cambios en la recepción de Ia iconografía antigua; y de este modo ha venido a echar cierta luz sobre la consideración de lo erótico en la misma España, donde la tabuización de Ia sexualidad por el poder eclesiástico ha acorralado lo erótico a un consumo masivo y trivial.

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Pensar los jóvenes de hoy implica pensar nuevas modalidades de consumo, de producción y de construcción identitaria en una sociedad compleja, atravesada en los últimos años por sucesivas transformaciones en sus diferentes esferas. En este sentido las producciones de jóvenes diseñadores independientes se plantean como un nuevo espacio de participación económica y cultural. Productos diseñados por diseñadores, artistas o amateurs proponen una nueva manera de "vestir" la vida cotidiana. Productos de diseño, indumentaria, accesorios o aquello que acompañe al sujeto en su cotidianidad, son construidos en torno a una nueva cultura identitaria frente a la crisis de la sociedad de masas, proponiendo una opción sugerente de distinción social. Los diseños como objetos simbólicos de valor distintivo, en un espacio social de reconocimiento de lo no-masificado, son ofrecidos como productos que aportan identidad al usuario, caracterizados por ser originales, exclusivos o simplemente "de diseño". Se propone en este trabajo conocer la manera en que estos diseñadores participan en el espacio social, económico y cultural, e indagar cómo perciben el diseño y sus propias creaciones en tanto posible influencia en la conformación de una cultura identitaria -configurada en torno al diseño-, tratándose justamente de creaciones únicas orientadas a un público que apela a la 'no masividad'.

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Se presenta un trabajo elaborado a partir de la puntualización de algunas dimensiones estudiadas en la tesis de maestría "El menú cívico. las representaciones de la ciudadanía en los manuales de Ciencias Sociales y Formación Etica y Ciudadana de la Escuela General Básica", que fue dirigida por la Dra. Myriam Southwell para la Maestría en Ciencias Sociales y Educación de la Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales(FLACSO). El objeto de la investigación fue analizar la construcción de la ciudadanía como contenido curricular. En ese sentido, la tesis pretende mostrar la articulación entre los fenómenos estructurales de las últimas décadas del siglo XX y su representación simbólica, en este caso, como contenido escolar que servirá para educar a los futuros ciudadanos. En ese marco, una de las dimensiones investigadas se relaciona con la construcción de la identidad de los jóvenes ciudadanos. Las dimensiones culturales de la globalización tienen en los manuales un fuerte sentido configurador de la identidad de los jóvenes, en ese sentido, la "aldea global" parece ser el marco paradigmático para la construcción de una identidad desterritorialazada. La cultura global propondrá toda una serie de elementos para la constitución de la identidad en la que sobresale el consumo pero también otras dimensiones que proponen una visión individualista y hedónica de la sociedad

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En la actualidad, el cuerpo adquiere una especial centralidad, pues es a la vez uno de los espacios privilegiados del consumo y uno de los objetos más frecuentemente mercantilizados. Ciertas actividades que se propone de forma comercial, plantean relaciones con el cuerpo dementes, se presenta como deseable un modelo de cuerpo inalcanzable, la educación física debería ofrecer el equilibrio y encuentro con ellas, pero no lo hace, ya que quienes participan de clases expresan que la realizan con fines estéticos y de salud para con el cuerpo. Se impone un estilo de vida cuya dinámica parece consistir en una lucha permanente contra el propio cuerpo, en donde la educación física forma parte de esta regulación corporal tallando cuerpos formas, no respetando las diversidades de usos y sensibilidades corporales. Hablar de este cuerpo forma impuesto por los sectores hegemónicos es negar el multifacetismo del cuerpo de las prácticas.