12 resultados para Romana, Severa, - 1900
em AMS Tesi di Laurea - Alm@DL - Università di Bologna
Resumo:
Larteria principale dellantica Regio VIII si dimostrata lelemento cardine per la fondazione delle citt in epoca romana. Le citt che nascono sulla via Emilia entrano in un rapporto di simbiosi e di dipendenza con la strada antica, tanto che questultima diventa lasse generatore di tutta la forma urbis. Questo tracciato generatore rimasto immutato se non per alcune sporadiche eccezioni e si consolidato, nella sua forma e funzione, andando a creare cos unintegrazione perfetta con limago urbis. Anche la citt di Claterna deve la sua fondazione alla presenza di questo importante segno, tracciato nel 187 a.C.; un segno che nasce da unastrazione e dal possesso dellidea di linea retta da parte dei romani, il cui compito dare ordine allo spazio che consideravano un caos, e come tale doveva essere organizzato in maniera geometrica e razionale. La via Emilia diventa lasse generatore della citt, la quale segue appunto lorientamento fornito dallasse stesso che assume il ruolo di decumanus maximus per linsediamento, e sulla quale si baser la costruzione della centuriazione claternate. Il tracciato cos forte e importante dal punto di vista funzionale assume per in contemporanea un ruolo di divisione della civitas, in quanto va a separare in maniera netta la zona sud da quella nord. Questa situazione maggiormente percepibile oggi rispetto al passato, vista la situazione di incolto che prevale sullarea. Larea di progetto risulta infatti tagliata dalla strada statale ed di conseguenza interessata da problematiche di trafco veicolare anche pesante; tale situazione di attraversamento veloce non permette al viaggiatore di cogliere una lettura completa e unitaria di quello che era lantico insediamento romano. Inoltre la quota di campagna, che racchiude il layer archeologico, pi bassa rispetto alla quota di percorrenza della strada e non essendoci alcun elemento visivo che possa richiamare lattenzione di chi percorre questo tratto di via Emilia, larea dinteresse rimane completamente nascosta e inserita nel contesto paesaggistico. Il paesaggio diventa lunico immediato protagonista in questo frangente di via Emilia; qui diverso da molte altre situazioni in cui labitato si accosta alla strada, o ancora da quando la strada antica, e ci si verica nei maggiori centri urbani, viene ad essere inglobata nel reticolo cittadino fatto di strade ed edici e con esso si va a confondere ed integrare. Infatti nella porzione compresa tra il comune di Osteria Grande e la frazione di Maggio, ci si trova di fronte ad un vero e proprio spaccato della conformazione geomorfologica del territorio che interessa tutta la regione Emilia Romagna: rivolgendosi verso sud, lo sguardo catturato dalla presenza della catena appenninica, dove si intravede il grande Parco dei Gessi, che si abbassa dolcemente no a formare le colline. I lievi pendii si vanno a congiungere con la bassa pianura che si scontra con il segno della via Emilia, ma al di l della quale, verso nord, continua come una distesa senza limite no allorizzonte, per andare poi a sfumare nel mare Adriatico. Questi due aspetti, la non percepibilit della citt romana nascosta nella terra e la forte presenza del paesaggio che si staglia sul cielo, entrano in contrasto proprio sulla base della loro capacit di manifestarsi allocchio di chi sta percorrendo la via Emilia: la citt romana composta da un disegno di tracce al livello della terra; il paesaggio circostante invece diventa una vera e propria quinta scenica che non ha per oggetti da poter esporre in quanto sono sepolti e non sono ancora stati adeguatamente valorizzati. Tutte le citt, da Rimini a Piacenza, che hanno continuato ad esistere, si sono trasformate fortemente prima in epoca medievale e poi rinascimentale tanto che il layer archeologico romano si quasi completamente cancellato. La situazione di Claterna completamente diversa. La citt romana stata mano a mano abbandonata alla ne del IV secolo no a diventare una delle semirutarum urbium cadavera che, insieme a Bononia, Mutina, Regium e Brixillum no a Placentia, SantAmbrogio ha descritto nella sua Epistola allamico Faustino. Ci mostra molto chiaramente quale fosse la situazione di tali citt in et tardo-antica e in che situazione di degrado e abbandono fossero investite. Mentre alcune di queste importanti urbes riuscirono a risollevare le loro sorti, Claterna non fu pi interessata dalla presenza di centri abitati, e ci dovuto probabilmente al trasferimento degli occupanti in centri e zone pi sicure. Di conseguenza non si vericato qui quello che successo nei pi importanti centri emiliano-romagnoli. Le successive fasi di sviluppo e di ampliamento di citt come Bologna e Piacenza sono andate ad attaccare in maniera irrecuperabile il layer archeologico di epoca romana tanto da rendere lacunosa la conoscenza della forma urbis e delle sue pi importanti caratteristiche. A Claterna invece lo strato archeologico romano rimasto congelato nel tempo e non ha subito danni contingenti come nelle citt sopra citate, in quanto il suolo appunto non stato pi interessato da fenomeni di inurbamento, di edicazione e di grandi trasformazioni urbane. Ci ha garantito che i resti archeologici non venissero distrutti e quindi si sono mantenuti e conservati allinterno della terra che li ha protetti nel corso dei secoli dalla mano delluomo. Solo in alcune porzioni sono stati rovinati a causa degli strumenti agricoli che hanno lavorato la terra nellultimo secolo andando ad asportare del materiale che stato quindi riportato alla luce. E stata proprio questa serie di ritrovamenti superciali e fortunati a far intuire la presenza di resti archeologici, e che di conseguenza ha portato ad effettuare delle veriche archeologiche con sondaggi che si sono concluse con esiti positivi e hanno permesso la collocazione di un vincolo archeologico come tutela dellarea in oggetto. Larea di progetto non quindi stata contaminata dallopera delluomo e ci ha garantito probabilmente, secondo le indagini degli archeologi che lavorano presso il sito di Claterna, un buono stato di conservazione per gran parte dellinsediamento urbano e non solo di alcune porzioni minori di citt o di abitazioni di epoca romana. Tutto questo attribuisce al sito una grande potenzialit visto che i casi di ritrovamenti archeologici cos ampi e ben conservati sono molto limitati, quasi unici. Si tratterebbe quindi di riportare alla luce, in una prospettiva futura, un intero impianto urbano di epoca romana in buono stato di conservazione, di restituire un sapere che rimasto nascosto e intaccato per secoli e di cui non si hanno che altre limitatissime testimonianze.
Resumo:
Come in un affresco nel quale sono stati sovrapposti vari strati di pittura o in un antico manoscritto di pergamena il cui testo originario stato ricoperto da uno scritto pi recente, cos lintento che ha generato il nostro percorso progettuale stato quello di riscoprire le tracce presenti nellarea sia in ambito archeologico che paesaggistico consentendo una narrazione della storia del sito. Lintento quello di far emergere laspetto relazionale del progetto di paesaggio attraverso la riscoperta degli elementi paesaggistici presenti nellarea di Claterna, strettamente legati ad un fattore identitario, di restituzione e soprattutto di percezione, intesi come lettura da parte di chi vive ed attraversa i territori. Il palinsesto si declina in questo senso come superficie attiva in grado di accogliere programmazioni temporanee e dinamiche per promuovere quella diversificazione e quella stratificazione che da sempre rappresentano il senso di urbanit ma anche il senso del paesaggio in continuo dialogo con il tempo. La messa a sistema dei vari frammenti mira a stabilire cos una sequenza capace di guidare il visitatore allinterno del Parco e diviene elemento strutturante per la messa a fuoco di un disegno di mobilit sostenibile che dal centro di accoglienza dellarea archeologica conduce al Parco dei Gessi sfruttando unantica via di penetrazione appenninica situata alla sinistra del torrente Quaderna. Il Museo della Citt di Claterna e della Via Emilia, insieme al Centro ricerca per gli esperti del settore, entreranno cos a far parte di una vasta rete di musei archeologici gi presenti nel territorio bolognese. La ricchezza di questo sito e gli elementi che lo caratterizzano ci hanno indirizzato verso un duplice progetto che, alla grande scala, non aggiunge altri segni importanti a quelli gi presenti nel territorio,cercando quindi di valorizzare i sistemi esistenti focalizzandosi sugli ambiti principali dellarea ed intensificando la consistenza segnaletica degli interventi. E stato previsto il mantenimento delle cavedagne esistenti per la fruizione di un Parco Agricolo Didattico legato ai temi delle coltivazioni in epoca romana ed a quelli dellaia del 900, che costituir un percorso alternativo a quello del Parco Archeologico. Il progetto articolato in un sistema di percorsi che permettono la visita del parco archeologico, vede due teste adiacenti alla Via Emilia e posizionate in modo ad essa speculare che costituiscono i poli principali del progetto: larea di accoglienza per i visitatori che comprende un Polo Museale ed un Centro Ricerca con annessa una foresteria, punto di forza del parco dal punto di vista programmatico. Un grande museo diffuso allaperto dunque che preveder una sequenza museale lineare con un percorso definito, che risulter si gerarchizzato ma al contempo reversibile. La visita del parco archeologico sar quindi articolata in un percorso che partendo dal polo museale intercetter larea forense per poi sfruttare le cavedagne esistenti. Larea forense concepita come una piazza affacciata sul margine nord della via Emilia, verr valorizzata dal progetto mediante il ripristino del basolato che affiancher il percorso di visita installato lungo il perimetro del foro, punto di forza per leconomia dellantica civitas romana. Il percorso piegher poi verso la via Emilia affiancando le tracce aeree di un tempio a cameroni ciechi per poi inserirsi sulla cavedagna che costeggia la via Emilia attuale. Si proseguir poi con la riscoperta di una porzione del basolato dellantica via Emilia e dellincrocio tra cardo e decumano fino ad intercettare il settore 11 con la musealizzazione della domus diacronica Larea archeologica divisa nettamente in due parti dalla Via Emilia attuale sar connessa mediante attraversamenti a raso dotati di semafori a chiamata e barre di rallentamento. La scelta di questo tipo di connessione stata dettata dallesigenza di non voler introdurre segni forti sullarea come ponti pedonali o sottopassi che andrebbero ad intaccare il suolo archeologico. Il percorso quindi proseguir con la visita del centro ricerca e di un muro didattico passando per unarea nella quale sono state individuate tracce aeree che verranno valorizzate mediante lutilizzo di strutture fantasma per la rievocazione volumetrica degli abitati fino ad intercettare lultima tappa del percorso che sar costituita dalla visita al settore 12, la cosiddetta domus dei mosaici.
Resumo:
UN DISEGNO IN EVOLUZIONE Lungo la via Emilia, a pochi chilometri da Bologna, tra i centri abitati di Osteria Grande ad est e Maggio ad ovest, sorge larea archeologica della citt di Claterna. Larea, soggetta a vincolo archeologico diretto, si trova nelle vicinanze di alcuni ambiti collinari di particolare interesse paesaggistico e ambientale, come il Parco dei Gessi Bolognesi e i Calanchi dellAbbadessa. Si presenta come una sconfinata piana, un tappeto verde che crea un continuo con lAppennino che le cresce alle spalle, facendole da sfondo. In questo spazio sconfinato, privo di elementi antropici, la vista si perde senza trovare elementi fissi che lo identificano. Il tempo in questo lembo di verde si fermato, arrestato a quel preciso istante, come uno scatto fotografico che immortala per sempre quel esatto momento, quasi per tutelare e farci pervenire la conoscenza racchiusa in quei pochi centimetri di profondit. Oggi dei numerosi scavi effettuati solo tre sono lasciati aperti: due a nord della via statale ed uno a sud. Due ci proiettano nel mondo domestico della domus, che con i suoi tanti ambienti ricchi di pavimentazioni mosaicate di varie fatture, articolava la complessit dei rapporti umani, mentre il terzo su quello pubblico della strada, in particolar modo lincrocio cardo massimo e via Aemilia, dove sono ben visibili i solchi del passaggio dei carri. Proprio la difficolt a leggere il contenuto nascosto del messaggio che la terra ha custodito tanto gelosamente, ha fatto scattare una molla allinterno del nostro gruppo, facendo nascere in noi la volont, oltre a proteggere e a coprire gli scavi aperti, di facilitare la lettura andando ad evidenziare tutte le conoscenze acquisite, senza per creare elementi disturbatori, che potrebbero essere fraintesi dai visitatori e pertanto dare unerrata lettura dellinsediamento romano di Claterna. La volont di non intaccare le poche tracce conosciute dellimpianto, ci ha condotti a cercare un approccio il meno invasivo possibile, dove gli unici elementi che devono prendere vita sono le impronte archeologiche. Lincompletezza e la frammentariet delle impronte archeologiche note, ci ha condotti nella ricerca di un sistema di approccio che tenesse conto del fatto che questa unarea ancora per la maggior parte da conoscere e da scavare. Dopo aver preso coscienza delle necessit, si cercato di trovare il modo di organizzare nellarea tutte le funzioni richieste in un territorio tanto delicato come quello di un sito archeologico. Restando ferma la volont, alla base del progetto, di costruire solo dove strettamente necessario, si deciso di creare un parco pubblico liberamente fruibile. Allinterno di questo parco alcuni strumenti, sempre di carattere naturale come piante o gabbioni riempiti di pietra locale aiutano nella rappresentazione e comprensione del sito archeologico. Proprio questi strumenti costituiscono lelemento di congiunzione tra il parco pubblico destinato allo svago e quello archeologico destinato alla conoscenza della citt romana. Allinterno del parco si andato a costruire solo dove vi era la necessit di proteggere e far meglio comprendere al visitatore gli scavi che non sono stati ritombati e si cercato di rispondere a questa necessit compromettendo il meno possibile i resti romani.
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Il progetto incentrato sulla riqualificazione dellarea occupata dai vecchi stabilimenti dellEridania a Forl risalenti al 1900, ora di propriet della Cooperativa Muratori di Verucchio. Larea situata in una zona a Nord del centro storico, adiacente alla linea ferroviaria. Attualmente verte in stato di forte abbandono dal 1973, anno della chiusura dello stabilimento: la pi vasta area dismessa in prossimit del centro storico, una ferita aperta nel cuore della citt. Le dimensioni e la vicinanza al centro cittadino costituiscono il maggiore potenziale dellarea che si presta per questo allintroduzione di funzioni di pubblico interesse, spazi per la cultura e lo svago, edifici residenziali e commerciali; inoltre, essendo caratterizzata da una prevalenza di spazi verdi, nasce spontanea lipotesi di un nuovo grande parco urbano al servizio della comunit. Oltre al valore dellarea da sottolineare il pregio architettonico di alcuni degli edifici che possiamo considerare come grandiosi esempi di archeologia industriale. Gli edifici, attualmente, versano in un notevole stato di degrado dovuto allabbandono dello stabilimento e al grave incendio che nel 1989 ha distrutto i capannoni di deposito, risparmiando per il corpo principale dellintervento. Nonostante ci, gli edifici hanno conservato pressoch intatta la loro struttura e, di conseguenza, limmagine originaria nel suo complesso. quindi possibile ipotizzarne il mantenimento, una volta effettuati i necessari interventi di consolidamento strutturale e ristrutturazione architettonica. Il progetto di recupero dellarea nasce quindi da unesigenza concreta e fortemente sentita dalla cittadinanza. Si deve inoltre considerare che, senza un intervento tempestivo, si va incontro allaggravamento dello stato delle strutture superstiti, fino ad un possibile collasso, rischiando cos di perdere definitivamente un prezioso bene del patrimonio architettonico della citt. Il dibattito sullex Eridania e le sue possibilit di trasformazione si riacceso negli ultimi anni, soprattutto in seguito allincendio dell89. In particolare, il PRG di Forl del 2003, successivamente adeguato alla legge regionale 20/2000 nel 2007, definisce un nuovo piano di riqualificazione per le aree dismesse e le aree ferroviarie, con nuovi contenuti e procedure dintervento. Nel 2008 la Cooperativa Muratori di Verucchio, proprietaria dellarea e degli stabilimenti, ha proposto un accordo di programma che prevedeva per il corpo centrale dello zuccherificio la destinazione a caserma delle forze dellordine, e per gli spazi circostanti la costruzione di case popolari, di un centro sportivo, di residenze private, edifici per uffici e negozi, oltre al mantenimento di ampie aree verdi. Il progetto non stato finora realizzato a causa degli alti costi dintervento per la messa in sicurezza degli edifici preesistenti. Nello steso anno lassociazione Italia Nostra ha proposto lorganizzazione di un concorso di idee per il recupero dellarea, ipotizzando per lo stabilimento principale la trasformazione in un ampio spazio coperto, aperto a diverse e numerose possibilit di destinazione rivolte alla collettivit. Gli alti costi di recupero, insieme allimmobilismo amministrativo e ai limiti legati a una burocrazia complessa, e spesso inefficace, hanno finora invalidato qualsiasi tipo dintervento e, ad oggi, la questione del riutilizzo dello zuccherificio rimane una domanda aperta ancora senza risposta. E quindi importante continuare ad interrogarsi sul futuro dellarea progredendo, se non con fatti concreti, con nuove idee e proposte, in attesa che si creino le condizioni necessarie ad intervenire e ridare alla citt una parte di s, arricchita di nuovo valore.
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Materiali e metodologie utilizzati nell'edilizia nell'antica Roma
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Il progetto per la citt romana di Suasa, prevede la realizzazione di edifici nuovi a supporto del nuovo parco, tra cui i due visitor center, un edificio nell'area del Tappatino e una nuova copertura e funzionalizzazione per la Domus dei Coiedii.
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Questa tesi di laurea prosegue il lavoro intrapreso durante il Laboratorio di Laurea Archeologia e Progetto di Architettura nellanno accademico 2013-2014; il corso si occupato delle indagini e analisi preliminari sulla citt romana di Suasa nella valle del fiume Cesano nelle Marche. Attraverso la collaborazione con la Soprintendenza Archeologica delle Marche e il Dipartimento di Archeologia dellUniversit di Bologna questo lavoro si poi sviluppato nei mesi successivi arrivando a comporre il progetto di tesi per la valorizzazione e musealizzazione del parco archeologico di Suasa. Questo testo si compone di due parti: la prima raccoglie tutto il lavoro di analisi della citt e del suo territorio frutto del lavoro collettivo di alcuni dei componenti del Laboratorio di Laurea, mentre la seconda descrive il progetto del nostro gruppo. Questo consiste nellindividuazione degli obiettivi e nello sviluppo delle strategie per fare di Suasa un parco archeologico di rilievo su cui sperimentare alcuni temi fondamentali nel dibattito attuale sulla musealizzazione dei reperti archeologici, confrontandosi con una intera area urbana inserita in un contesto paesaggistico che assume un ruolo fondamentale nelle scelte progettuali.
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Questa tesi di laurea prosegue il lavoro intrapreso durante il Laboratorio di Laurea Archeologia e Progetto di Architettura nellanno accademico 2013-2014; il corso si occupato delle indagini e analisi preliminari sulla citt romana di Suasa nella valle del fiume Cesano nelle Marche. Attraverso la collaborazione con la Soprintendenza Archeologica delle Marche e il Dipartimento di Archeologia dellUniversit di Bologna questo lavoro si poi sviluppato nei mesi successivi arrivando a comporre il progetto di tesi per la valorizzazione e musealizzazione del parco archeologico di Suasa. Questo testo si compone di due parti: la prima raccoglie tutto il lavoro di analisi della citt e del suo territorio frutto del lavoro collettivo di alcuni dei componenti del Laboratorio di Laurea, mentre la seconda descrive il progetto del nostro gruppo. Questo consiste nellindividuazione degli obiettivi e nello sviluppo delle strategie per fare di Suasa un parco archeologico di rilievo su cui sperimentare alcuni temi fondamentali nel dibattito attuale sulla musealizzazione dei reperti archeologici, confrontandosi con una intera area urbana inserita in un contesto paesaggistico che assume un ruolo fondamentale nelle scelte progettuali.
Resumo:
Il sito archeologico della citt romana di Suasa, nellentroterra marchigiano, costituisce l'area di intervento della Tesi di Laurea. Il tema progettuale riguarda la musealizzazione del sito e del relativo scavo nell'ambito marchigiano. Si stabilito come obiettivo progettuale quello di rievocare, proteggere e conservare le tracce archeologiche e la citt nel suo insieme. Il progetto mette in evidenza lestensione dellinsediamento urbano attraverso la riproposizione in superficie di tutte le tracce rinvenute mediante i sondaggi effettuati dagli archeologi. Particolare attenzione stata posta a Fro, Domus dei Coiedii e Decumano, attraverso lo scavo di una finestra archeologica con lo scopo di avvicinare il visitatore alla quota degli scavi. Osservando i resti si concluso che latteggiamento progettuale dovesse differenziarsi a seconda dei casi con interventi mirati e specifici: il Decumano, di cui evidente un'ampia parte del basolato, stato preservato dal continuo passaggio dei visitatori mediante linserimento di una passerella sopraelevata e traslata rispetto ad esso; L'intento progettuale riguardante il Fro quello di rievocarne la forma e la relazione che esso instaurava con la citt e col paesaggio circostante. La scelta architettonica ricaduta sulla riproposizione in volume dell'edificio, attraverso la semplificazione della sagoma e l'utilizzo di tecnologie moderne, senza tuttavia negare i principi compositivi romani. Tale involucro viene posizionato al di sopra del dato preesistente senza punti di contatto con esso, mentre la struttura vi poggia direttamente. Atteggiamento differente stato adottato per la musealizzazione della Domus dei Coiedii; lintenzione progettuale , in questo caso, conseguenza della necessit di coprire e rendere fruibile ed apprezzabile, oltre che proteggere, l'intero scavo, in quanto le tracce risultano essere pi consistenti e costituite inoltre da una ricca compagine di elementi musivi in un buono stato di conservazione. Definiti tali obiettivi risultato necessario studiare un percorso museografico interno.
Resumo:
Il percorso progettuale intrapreso ci ha permesso di confrontarci con unanalisi del territorio e della storia romana, che ne ha influenzato levoluzione. Considerando tutti i frammenti come parte di un sistema pi grande dove non possibile comprenderne uno se non attraverso gli altri, si deciso di valorizzare con una strategia diversa con criteri ben precisi. Cos viene ristabilita la rete di connessioni e relazioni che secondo noi pi aiutano nella comprensione del sito e della sua storia, cercando di integrare nel contesto la variet di sistemi archeologici, storici e culturali che caratterizzano il sito. I resti della citt romana vengono trattati con approcci diversi, a seconda del grado di conoscenza e di esperienza che possiamo avere di ogni reperto. Per le tracce meno evidenti sono stati usati interventi pi leggeri, reversibili, mentre per le rovine di cui abbiamo maggiori informazioni, sono stati proposti interventi pi strutturati, che accompagnino il visitatore nella loro scoperta e comprensione. Le tracce di cui non si hanno molte informazioni, sono state trattate con segni molto pi leggeri e reversibili, usando una strategia di lining out che comporti limpiego di essenze, scelte in base ad associazioni con quello che vanno a simboleggiare. Per le emergenze archeologiche evidenti, stato pensato un percorso interno che possa renderle fruibili, lasciando le rovine pi intatte possibile, mentre lintervento di musealizzazione pi importante destinato alla domus, che contiene i resti pi rilevanti e quelli che necessitano una maggiore protezione.
Resumo:
Il percorso progettuale intrapreso ci ha permesso di confrontarci con unanalisi del territorio e della storia romana, che ne ha influenzato levoluzione. Considerando tutti i frammenti come parte di un sistema pi grande dove non possibile comprenderne uno se non attraverso gli altri, si deciso di valorizzare gli elementi presenti con criteri ben precisi. Cos viene ristabilita la rete di connessioni e relazioni che secondo noi pi aiutano nella comprensione del sito e della sua storia, cercando di integrare nel contesto la variet di sistemi archeologici, storici e culturali che caratterizzano il sito. I resti della citt romana vengono trattati con approcci diversi, a seconda del grado di conoscenza e di esperienza che possiamo avere di ogni reperto. Per le tracce meno evidenti sono stati usati interventi pi leggeri, reversibili, mentre per le rovine di cui abbiamo maggiori informazioni, sono stati proposti interventi pi strutturati, che accompagnino il visitatore nella loro scoperta e comprensione. Le tracce di cui non si hanno molte informazioni, sono state trattate con segni molto pi leggeri e reversibili, usando una strategia di lining out che comporti limpiego di essenze, scelte in base ad associazioni con quello che vanno a simboleggiare. Per le emergenze archeologiche evidenti, stato pensato un percorso interno che possa renderle fruibili, lasciando le rovine pi intatte possibile, mentre lintervento di musealizzazione pi importante destinato alla domus, che contiene i resti pi rilevanti e quelli che necessitano una maggiore protezione.
Resumo:
Il tema delle coperture in ambito archeologico particolarmente presente nel dibattito architettonico attuale per le implicazioni che una tale struttura comporta nella relazione con un manufatto antico, nella lettura che ne pu dare al pubblico e anche nello sviluppo di tecniche costruttive che consenta di coprire grandi luci interferendo il meno possibile con lo strato archeologico. I temi sviluppati in questa tesi di laurea partono dagli studi intrapresi durante il Laboratorio di Laurea Archeologia e Progetto di Architettura nellanno accademico 2013-2014, che si occupato delle analisi della citt romana di Suasa, nel territorio marchigiano, con lobiettivo di confrontarsi con le tematiche della musealizzazione e della progettazione in un ambito delicato come quello archeologico con tutte le sue particolarit. La tesi si occupa del progetto strutturale della copertura iniziato in gruppo con due miei colleghi, Thomas Fabbri e Sara Salvigni, la cui prima parte si conclusa nel 2015 nella loro tesi di laurea intitolata Rileggere le tracce: valorizzazione e musealizzazione della citt romana di Suasa.