54 resultados para restauro, parco storico, pietro porcinai, valorizzazione, granaio, scuderie


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OBJECTIVE: To evaluate the feasibility and effects of non-invasive pressure support ventilation (NIV) on the breathing pattern in infants developing respiratory failure after extubation. DESIGN: Prospective pilot clinical study; each patient served as their own control. SETTING: A nine-bed paediatric intensive care unit of a tertiary university hospital. PATIENTS: Six patients (median age 5 months, range 0.5-7 months; median weight 4.2 kg, range 3.8-5.1 kg) who developed respiratory failure after extubation. INTERVENTIONS: After a period of spontaneous breathing (SB), children who developed respiratory failure were treated with NIV. MEASUREMENTS AND RESULTS: Measurements included clinical dyspnoea score (DS), blood gases and oesophageal pressure recordings, which were analysed for respiratory rate (RR), oesophageal inspiratory pressure swing (dPes) and oesophageal pressure-time product (PTPes). All data were collected during both periods (SB and NIV). When comparing NIV with SB, DS was reduced by 44% (P < 0.001), RR by 32% (P < 0.001), dPes by 45% (P < 0.01) and PTPes by 57% (P < 0.001). A non-significant trend for decrease in PaCO(2) was observed. CONCLUSION: In these infants, non-invasive pressure support ventilation with turbine flow generator induced a reduction of breathing frequency, dPes and PTPes, indicating reduced load of the inspiratory muscles. NIV can be used with some benefits in infants with respiratory failure after extubation.

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BACKGROUND: Exposure to combination antiretroviral therapy (cART) can lead to important metabolic changes and increased risk of coronary heart disease (CHD). Computerized clinical decision support systems have been advocated to improve the management of patients at risk for CHD but it is unclear whether such systems reduce patients' risk for CHD. METHODS: We conducted a cluster trial within the Swiss HIV Cohort Study (SHCS) of HIV-infected patients, aged 18 years or older, not pregnant and receiving cART for >3 months. We randomized 165 physicians to either guidelines for CHD risk factor management alone or guidelines plus CHD risk profiles. Risk profiles included the Framingham risk score, CHD drug prescriptions and CHD events based on biannual assessments, and were continuously updated by the SHCS data centre and integrated into patient charts by study nurses. Outcome measures were total cholesterol, systolic and diastolic blood pressure and Framingham risk score. RESULTS: A total of 3,266 patients (80% of those eligible) had a final assessment of the primary outcome at least 12 months after the start of the trial. Mean (95% confidence interval) patient differences where physicians received CHD risk profiles and guidelines, rather than guidelines alone, were total cholesterol -0.02 mmol/l (-0.09-0.06), systolic blood pressure -0.4 mmHg (-1.6-0.8), diastolic blood pressure -0.4 mmHg (-1.5-0.7) and Framingham 10-year risk score -0.2% (-0.5-0.1). CONCLUSIONS: Systemic computerized routine provision of CHD risk profiles in addition to guidelines does not significantly improve risk factors for CHD in patients on cART.

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Il lungo e complesso itinerario narrativo di Luigi Meneghello è ben rappresentato dalle migliaia di documenti che compongono il suo Archivio, oggi conservati in varie sedi pubbliche: il Centro Manoscritti dell'Università di Pavia (che ha acquisito la parte più abbondante e notevole delle carte, a partire dal 1983 e grazie soprattutto al lungimirante intervento di Maria Corti) la Biblioteca dell'Università di Reading, il Museo Casabianca di Malo e l''Archivio di Scrittori Vicentini della Biblioteca Civica Bertoliana di Vicenza. Il presente lavoro è il frutto di una ricerca che si è sviluppata in due direzioni strettamente interrelate: la prima parte, di taglio storico-archivistico, riguarda il Fondo Meneghello di Pavia, anche in relazione all'intero Archivio dello scrittore; la seconda parte analizza filologicamente e criticamente il caso specifico della genesi di una delle sue opere maggiori, Pomo pero (Rizzoli, 1974), rivelando e indagando una fitta rete di connessioni nell'intera produzione narrativa. Più nel dettaglio, nel primo capitolo del lavoro (L'ARCHIVIO DI LUIGI MENEGHELLO, pp. 1-92) ho cercato di delineare il quadro complessivo dell'Archivio, segnalando i dati dei diversi Fondi sparsi, per poi concentrare l'attenzione sul Fondo pavese. Di questo Fondo ho tracciato brevemente la storia, fornendo un quadro molto dettagliato delle carte conservate, carte che ho provveduto integralmente a catalogare. La schedatura si trova alle pp. 29-92 ed è divisa in due sezioni: la prima è relativa ai materiali donati dall'autore in vita (a partire dal 1983/4 sino al 2001, per un totale di 36000 documenti); la seconda comprende i conferimenti postumi. Alle pp. 29-33 della tesi ho chiarito preliminarmente i criteri di ordinamento adottati, in gran parte dedotti dalle indicazioni e dalle linee guida del progetto Archivi Letterari Lombardi del Novecento, a cura di Simone Albonico. Il secondo capitolo (UN CASO DI FILOLOGIA D'ARCHIVIO: LA GENESI DI POMO PERO, pp. 93-166) si occupa dell'elaborata vicenda compositiva di Pomo pero, terzo romanzo, e altro scomparto dell'epopea maladense che segue al primo Libera nos a malo, ma anche se ne differenzia per tratti e tonalità non irrilevanti (in Appendice si fornisce trascrizione del testo con indici topografici e cronologici). Ho cercato di seguirne per tappe la formazione alla luce delle numerose testimonianze dell'Archivio, partendo dai primi materiali ancora rintracciabili tra le carte di Libera nos a malo, e individuando progressivamente il filo intricato dell'elaborazione testuale, tra frequenti intrecci con le altre opere e continui ripensamenti e rielaborazioni, dunque in un percorso complessivo che dal 1962 (dunque a monte dell'uscita di Libera nos a malo) va sino al 1974, a ridosso della stampa. Sono emersi anche progetti totalmente sconosciuti di testi inediti, collocabili nel fertile periodo della metà degli anni Sessanta, che conducono alla suggestiva ipotesi di un "cantiere unico" di elaborazione testuale (cfr. cap. III «CONCLUSIONI PROVVISORIE». TRA I PROGETTI DEGLI ANNI SESSANTA; L'ESPEDIENTE DEL FRATELLO; L'IPOTESI DEL CANTIERE UNICO, pp. 167-186).

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BACKGROUND: Chronic liver disease in human immunodeficiency virus (HIV)-infected patients is mostly caused by hepatitis virus co-infection. Other reasons for chronic alanine aminotransferase (ALT) elevation are more difficult to diagnose. METHODS: We studied the incidence of and risk factors for chronic elevation of ALT levels (greater than the upper limit of normal at 2 consecutive semi-annual visits) in participants of the Swiss HIV Cohort Study without hepatitis B virus (HBV) or hepatitis C virus (HCV) infection who were seen during the period 2002-2008. Poisson regression analysis was used. RESULTS: A total of 2365 participants were followed up for 9972 person-years (median age, 38 years; male sex, 66%; median CD4+ cell count, 426/microL; receipt of antiretroviral therapy [ART], 56%). A total of 385 participants (16%) developed chronic elevated ALT levels, with an incidence of 3.9 cases per 100 person-years (95% confidence interval [CI], 3.5-4.3 cases per 100 person-years). In multivariable analysis, chronic elevated ALT levels were associated with HIV RNA level >100,000 copies/mL (incidence rate ratio [IRR], 2.23; 95% CI, 1.45-3.43), increased body mass index (BMI, defined as weight in kilograms divided by the square of height in meters) (BMI of 25-29.9 was associated with an IRR of 1.56 [95% CI, 1.24-1.96]; a BMI 30 was associated with an IRR of 1.70 [95% CI, 1.16-2.51]), severe alcohol use (1.83 [1.19-2.80]), exposure to stavudine (IRR per year exposure, 1.12 [95% CI, 1.07-1.17]) and zidovudine (IRR per years of exposure, 1.04 [95% CI, 1.00-1.08]). Associations with cumulative exposure to combination ART, nucleoside reverse-transcriptase inhibitors, and unboosted protease inhibitors did not remain statistically significant after adjustment for exposure to stavudine. Black ethnicity was inversely correlated (IRR, 0.52 [95% CI, 0.33-0.82]). Treatment outcome and mortality did not differ between groups with and groups without elevated ALT levels. CONCLUSIONS: Among patients without hepatitis virus co-infection, the incidence of chronic elevated ALT levels was 3.9 cases per 100 person-years, which was associated with high HIV RNA levels, increased BMI, severe alcohol use, and prolonged stavudine and zidovudine exposure. Long-term follow-up is needed to assess whether chronic elevation of ALT levels will result in increased morbidity or mortality.

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La tesi propone l'edizione critica dele traduzioni del Bellum Catilinae e del Bellum Iugurthinum di Sallustio eseguite dall'umanista ferrarese Ludovico Carbone intorno agli anni '70 del Quattrocento. I testi sono accompagnati dagli apparati delle varianti e delle correzioni d'autore; dal testo latino dell'edizione Ernout, con la segnalazione in corsivo delle parti in cui pare evidente che l'umanista aveva di fronte un testo latino diverso; e da note di commento in cui si riportano eventualmente lezioni della tradizione dell'opera sallustiana che potrebbero essere all'origine della traduzione. Nell'introduzione viene delineato il ruolo svolto da Ludovico Carbone nella Ferrara del secondo Quattrocento, tra corte, università e vita cittadina; particolare attenzione è data alle osservazioni sulla lingua italiana dell'umanista e alla sua frequentazione della letteratura in volgare. L'esame della tradizione e della diffusione dell'opera di Sallustio ha lo scopo di comprendere il significato della scelta operata dal traduttore e di cercar di capire che tipo di modello poteva trovarsi di fronte. I due volgarizzamenti sono inseriti nel contesto storico e culturale di Ferrara, che vide in questi anni un'intensa attività di traduzione - spesso su diretta richiesta del principe -, tra i cui autori si distinsero Matteo Maria Boiardo e Niccolò Leoniceno. Inoltre, per una comprensione più completa dell'operazione del Carbone, viene ricostruita la figura del dedicatario delle due traduzioni, Alberto d'Este, e la sua importanza all'interno della storia di Ferrara sia dal punto di vista politico che cultuale; operazione che permette di aggiungere elementi utili a una datazione più precisa delle opere qui pubblicate. Una parte centrale del lavoro riguarda l'analisi delle modalità di traduzione che mostra come l'operazione del Carbone, pur mantenendosi molto rispettosa del testo di partenza, abbia ambizioni letterarie. Lo sforzo del traduttore è incentrato in particolar modo sulla resa dei vocaboli e sul ritmo del periodare. E' interessante notare come l'umanista, la cui prosa latina ha un periodare ampio e ricco di subordinate su modello ciceroniano, in volgare mantenga queste caratteristiche stilistiche solo nelle lettere dedicatorie, mentre nella traduzione il suo stile si uniforma in gran parte al modello di Sallustio. La Nota al testo dà conto dei rapporti tra i manoscritti e dei criteri di edizione delle due opere. Nella Nota linguistica si trova un'analisi sistematica e approfondita della lingua del manoscritto autografo del Catilinario, mentre per gli altri manoscritti sono segnalati gli usi linguistici solo in funzione di una loro collocazione geografica. Un esame contrastivo delle abitudini linguistiche dei copisti rispetto a quelle del Carbone è alla base della scelta del manoscritto da utilizzare per l'edizione del Giugurtino, per il quale non si dispone di un autografo. Un capitolo è dedicato all'analisi delle varianti evolutive del manoscritto londinese contenente il Catilinario. Lo studio del lessico utilizzato nelle traduzioni ha portato alla costituzione del Glossario, che - attraverso un confronto con numerosi vocabolari e testi di area ferrarese o limitrofa - registra e illustra le più significative forme dialettali, i tecnicismi e i latinismi particolarmente crudi, rari o il cui significato si discosta da quello assunto più frequentemente in volgare. Si segnalano alcuni termini le cui prime attestazioni compaiono nella lingua volgare proprio in questo periodo.