3 resultados para G33

em Universita di Parma


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Questo lavoro analizza le imprese italiane uscite dal mercato tra il 2008 e il 2012 a seguito di una procedura fallimentare o di una liquidazione volontaria e individua le principali caratteristiche aziendali correlate a tale fenomeno. L’analisi econometrica condotta sui bilanci delle società di capitali indica che la probabilità di cessazione dell’attività produttiva è stata maggiore per le aziende più piccole e per quelle di più recente costituzione. A parità di altre caratteristiche delle imprese, come la dimensione, il settore produttivo o l’area in cui esse sono localizzate, l’apertura di una procedura fallimentare è risultata maggiormente correlata a squilibri nella struttura finanziaria, come un elevato leverage, mentre la probabilità di liquidazione è stata influenzata in misura superiore dai bassi livelli di redditività.

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The number of distressed manufacturing firms increased sharply during recessionary phase 2009-13. Financial indebtness traditionally plays a key role in assessing firm solvency but contagion effects that originate from the supply chain are usually neglected in literature. Firm interconnections, captured via the trade credit channel, represent a primary vehicle of individual shocks’ propagation, especially during an economic downturn, when liquidity tensions arise. A representative sample of 11,920 Italian manufacturing firms is considered to model a two-step econometric design, where chain reactions in terms of trade credit accumulation (i.e. default of payments to suppliers) are primarily analyzed by resorting to a spatial autoregressive approach (SAR). Spatial interactions are modeled based on a unique dataset of firm-to-firm transactions registered before the outbreak of the crisis. The second step in instead a binary outcome model where trade credit chains are considered together with data on the bank-firm relationship to assess determinants of distress likelihoods in 2009-13. Results show that outstanding trade debt is affected by the liquidity position of a firm and by positive spatial effects. Trade credit chain reactions are found to exert, in turn, a positive impact on distress likelihoods during the crisis. The latter effect is comparable in magnitude to the one exerted by individual financial rigidity, and stresses the importance to include complex interactions between firms in the analysis of the solvency behavior.

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Tra il 2005 e il 2013 la disciplina italiana sulle crisi d’impresa è stata oggetto di varie riforme, che hanno cercato di rafforzare il concordato preventivo, in particolare nella sua funzione di istituto atto a favorire la continuità di aziende in crisi non irreversibile. Anche tenendo conto degli effetti della crisi economica, tali riforme hanno conseguito l’obiettivo di allargare il ricorso al concordato, in particolare a seguito dell’introduzione di quello “in bianco”, che consente di posticipare la presentazione del piano di risanamento. Le riforme hanno anche contribuito a un lieve miglioramento della continuità aziendale. Ciò nonostante, solo una quota limitata di aziende (circa il 4,5 per cento) sopravvive dopo il concordato, la cui funzione principale è rimasta quella di fornire uno strumento liquidatorio di tipo negoziale, alternativo al fallimento che vede un maggior ruolo degli organi giudiziari. Il ricorso al concordato risulta correlato, oltre che con caratteristiche strutturali dell’impresa (un maggior peso delle immobilizzazioni materiali) e delle relazioni creditizie (un minore peso dei crediti dotati di garanzie reali), anche con la durata temporale delle procedure fallimentari nel tribunale di riferimento.